venerdì 31 ottobre 2014

Pensioni, un buco da 12,8 miliardi. Pagano i giovani precari e i dipendenti privati

Il sistema pensionistico italiano fa acqua da tutte le parti. Una recente analisi internazionale pone la macchina previdenziale italiana all'ultimo posto quanto a livello di sostenibilità e nonostante i recenti aggiustamenti la spesa pensionistica continua a essere la più alta tra i paesi OCSE: essa rappresenta circa il 30% di tutte le spese del bilancio dello Stato sottraendo trasferimenti ad altre politiche sociali, come ad esempio quelle rivolte ai giovani, ridotte al lumicino (un settimo della spesa per le pensioni).
Uno dei problemi strutturali del sistema in Italia è il rapporto pressoché 1 a 1 tra i contribuenti e i beneficiari di trattamento pensionistico: 21,8 milioni di quote mensilmente versate agli enti previdenziali e 21 milioni di pensioni da pagare. Uno scarto ridotto all'osso per garantire la sostenibilità finanziaria.
E il primo soggetto che interviene a colmare le perdite provocate dal divario sempre più ampio tra i contributi versati e le pensioni erogate è come sempre lo Stato.  Anno dopo anno i trasferimenti da parte delle casse pubbliche (parliamo di emissione di titoli di debito pubblico esplicito) aumentano in modo vertiginoso. Basti pensare che nel 2008, prima della crisi, erano sufficienti 73 miliardi di trasferimenti dal bilancio dello Stato per coprire i disavanzi. Negli ultimi 5 anni, dal 2008 al 2013, l'esborso è aumentato di ben 39 miliardi cioè il 53% in più. Nel 2013 infatti i trasferimenti dello Stato all'Inps hanno toccato i 112,5 miliardi.

Attualmente il buco definitivo dell'Istituto di Previdenza è di 12,8 miliardi, complice la scarsità dei contribuenti attivi rispetto ai pensionati e anche, non dimentichiamolo, la diminuita potenzialità del paese di produrre reddito.

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