venerdì 27 febbraio 2015

Gli inquilini negano l’ascensore al giovane malato di tumore

Torino
«Il mio nome è Stefano Martoccia, ho 33 anni, la storia che vi racconto riguarda la mia condizione di disabile e la mancanza di umanità dell’individuo». Ha iniziato così la sua denuncia alla «Stampa» un giovane ingegnere gestionale malato di cancro a cui i proprietari della maggioranza degli appartamenti del condominio negano di installare l’ascensore che gli consentirebbe di abitare nel palazzo di via Le Chiuse, in San Donato, al quarto e ultimo piano dove nel 2011 aveva acquistato casa.

«Mia nonna ha vissuto fino a 80 anni senza ascensore: perché un giovane come me dovrebbe fermarsi di fronte a questa mancanza?», aveva pensato Stefano. «Per ironia della sorte, pochi mesi dopo sono cominciati i problemi alla gamba destra che, nel giro di un anno, a causa di una forma rara di tumore, hanno portato all’amputazione. La forza d’animo non mi ha mai abbandonato e con l’aiuto di tutti torno a una vita quasi normale: la protesi mi consente di svolgere le attività quotidiane, ma se non avessi il supporto della mia famiglia e della mia ragazza sarebbe tutto molto complicato». Logico, quindi, che l’ingegnere inizi a sondare la possibilità di installare l’ascensore. La legge è dalla sua parte: l’ascensore può essere installato (a sue spese) anche senza l’ok degli altri inquilini. Ma Stefano Martoccia sceglie di andare comunque in assemblea e la prima risposta pare di relativa apertura.

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