venerdì 20 marzo 2015

"So che Renzi vuole far fuori Delrio"

LE TELEFONATE

Gli indagati interessati agli equilibri di governo. Chiamata in causa pure la Lorenzin 

 

Conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri

Dall’intervento di un prelato per procacciare voti al ministro Lorenzin e all’europarlamentare Alfredo Antoniozzi fino ai presunti scontri di palazzo tra Matteo Renzi e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio passando per gli incontri tra un imprenditore arrestato e il marito di Alessandra Mussolini e per i tentativi dell’ex parlamentare Angelo Sanza di «procurare una collaborazione lavorativa» al figlio Manuele. Negli atti della maxi inchiesta fiorentina sui grandi appalti continuano a spuntare i nomi dei più importanti politici italiani. In molti casi sono solo citati dagli indagati durante alcune conversazioni intercettate ma in altre occasioni sono loro stessi a parlare al telefono.

LUCA LUPI Da questa inchiesta emerge che non è inusuale chiedere lavori e consulenze per i figli. Da lunedì scorso si parla dell’assunzione del figlio del ministro Maurizio Lupi su richiesta esplicita del capo del Dicastero. Circostanza sempre negata dall’esponente Ncd. Nelle carte degli inquirenti toscani c’è però un’intercettazione tra Lupi e Incalza nella quale parlano proprio di Luca Lupi. L’8 gennaio 2014 i Ros ascoltano: Incalza «Si?». Lupi: «Ma sei sempre a mangiare ca..o?». I: «No! Quale mangiare? Dimmi tutto». L: «Dove stai?». I: «Al Ministero sono». L: «Ma stai lavorando?». I: «Certo! ... adesso alle 4 abbiamo la riunione». L: «Ascolta ... se fra un quarto d’ora ti mando questo che è venuto da Milano a Roma a far due chiacchiere?». I: «Chi? ... dimmi tutto ... dimmi». L: «Nel senso di avere consulenze e suggerimenti eccetera». I: «Dimmi chi viene... dimmi!». L: «Viene mio figlio Luca». I: «Quando vuoi... ma figurati! Nessun problema!». L :«Quando vuoi... Dimmi a che ora te lo faccio venire in modo che». I: «O adesso o alle cinque quando finisce il Tesoro». L: «No allora conviene che venga adesso così». I: «Io sto qua». L: «Okay ... ciao». I: «Ciao». La situazione però crea diversi malumori tanto che l’ex dg della metropolitana di Milano, Giuseppe Cozza, si sfoga al telefono con Burchi: «Poveretto... ha poi diritto di lavorare anche questo ragazzo adesso... però è lo schifo di vedere questo... questo veramente monopolio di tutti i lavori di Perotti che poi se li ruba alla MM». Cozza risponde spiegando le presunte «pressioni» subite dal ministro per fare lavorare gli imprenditori adesso indagati. Sempre a proposito di Lupi junior ci sarebbero alcune telefonate tra il ministro Lupi e l’imprenditore Claudio De Eccher – sotto interdittiva antimafia della Prefettura di Udine – per far lavorare il figlio Luca. Dopo una telefonata tra il Ministro e De Eccher, il 9 gennaio Cavallo richiama l’imprenditore «e gli prospetta l’esigenza di fissare quanto prima un incontro in quanto gli deve presentare "il figlio", alludendo a Luca Lupi, riservandosi le ragioni». L’accordo, però, salta.

REGALO ALLA MOGLIE DI LUPI I contatti del Ministro con gli imprenditori erano frequenti tanto che nel gennaio 2014, in occasione del compleanno della moglie di Lupi, Cavallo e Perotti si recano a cena a casa del capo del Dicastero portando un «bel regalo». Quella sera parlano dell’esigenza di incontrare il figlio Luca «per definire le sue cose». Anche l’imprenditore De Eccher pensa al Ministro. Il 19 febbraio, prima che si celebrasse l’«evento Infrastrutture e Trasporti» Cavallo avvisa De Eccher che bisogna versare un contributo di partecipazione di 5.000 euro.

DELRIO Anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio viene più volte citato nelle intercettazioni. Non per favori da elargire ma viene preso di mira da chi è poi finito sul registro degli indagati. Il 26 marzo Giulio Burchi, indagato, parla con Cinzia Gelati, responsabile dei rapporti con la stampa della società Metropolitana Milanese Spa che chiede all’imprenditore chi sia Raffaele Tiscar: «Era uno che era in Compagnia delle Opere... fiorentino... assessore a Firenze... - risponde l’indagato - Adesso è vicesegretario generale a Palazzo Chigi... l’hanno messo a fare il vice di Bonaretti perché Renzi vuol far fuori Delrio e Bonaretti». Gelati: «È quello lì di Reggio Emilia... Bonaretti». B: «Sì...un cretino». G: «Va bè». B: «Un cretino assoluto».

PAURA INTERCETTAZIONI È dalla stessa telefonata che si evincono i sospetti di alcuni interlocutori sulla possibilità di essere ascoltati dagli inquirenti al cellulare. Lo stesso Burchi infatti raccomanda a Cinzia Gelati «di non chiamare telefonicamente Franco Cavallo – scrivono i militari del Ros - facendole capire di aver saputo che questi potrebbe essere interessato ad attività d’intercettazione».

LORENZIN E ANTONIOZZI Anche il ministro Beatrice Lorenzin e l’europarlamentare Alfredo Antoniozzi vengono chiamati in causa in alcune intercettazioni. Proprio come nel caso di Maurizio Lupi, altri indagati si sarebbe mobilitati per raccogliere voti in favore dei due politici. Nel maggio 2014, a ridosso delle elezioni europee «Franco Cavallo chiede a tale Nicolò di procurargli del materiale elettorale che deve consegnare a un po’ di preti che gliel’hanno richiesto» scrivono gli inquirenti. «Nicolò – afferma Cavallo al telefono - solo per dirti io avrei bisogno di un po’ di materiale... perché mi han chiesto un po’ di preti... Scusami a me interessava solo il santino... Noi chi portiamo qui? Lui e la Lorenzin?». Nicolò risponde: «Sì .. diciamo lui, Lorenzin e Antoniozzi».

CHAMPAGNE E METRO Dopo vestiti, gioielli, biglietti aerei, borse e dolci mancava solo lo champagne. Tutti regali che avrebbero pagato gli indagati per «avere il favore» di personaggi in posti chiave della politica e dell’imprenditoria. Durante una telefonata tra Perotti e Pelucchi, i due parlano di alcuni funzionari pubblici cui dovrà essere fatta pervenire in regalo un bottiglia di champagne «sulla base di valutazioni utilitaristiche ben esplicitate nelle parole del Perotti: Adesso ho visto il nome di uno che non mi viene in mente proprio chi sia... io ho dei dubbi su quello di Metro C... perché sicuramente quello dopo... io non lo leverei... sinceramente non lo leverei... no... non è solo per quello... è che... è chiaro che non è una cosa di domani... si farà poi la seconda tratta... quindi... secondo me conviene tenerseli buoni... poi... che ca..o... una bottiglia di champagne mi sembra una cosa... no?»

COOP ROSSE E IMMIGRATI Gli affari dei 51 indagati passano dalla Russia al Medioriente fino all’Africa, dove, ormai da anni, partono migliaia di immigrati che arrivano sulle nostre coste. Nel 2014, si legge nelle carte della procura di Firenze, si parla di un appalto in Libia da 350 milioni di euro sul quale la cricca vorrebbe mettere le mani. La gara è per controllare i flussi di immigrati. Il 7 maggio dello scorso anno infatti Davide Vaggi, indicato dai carabinieri del Ros come consulente di Impregilo e delle cosiddette Coop Rosse, accenna a Perotti l’esistenza di un «grosso appalto in Libia dell’importo di 350 milioni di euro per la predisposizione da parte della Selex (gruppo Finmeccanica) di una rete di controllo per l’immigrazione». I due parlano al telefono: «Dovrebbe essere un sistema di controlli – spiega Vaggi - nel sud della Libia... tra il Niger la Libia ed il Ciad eccetera... che si chiama Southern Border Controlling Illegal Immigration System... dove metà di questi 350 milioni... dovrebbe essere opere civili... piste e tutto perché non c’è niente lì... Tu li conosci questi qua della Selenia? ... Ci sarà anche da fare una direzione lavori su questi lavori... Selex... soprattutto adesso che sta venendo fuori tutto questo casino... gli immigrati che arrivano... Lo so perché il mio amico, quello che ci fa da sponda in Libia... lui ha già presentato l’offerta pochi giorni fa... solo per imprese italiane». Stefano Perotti risponde: «Prendo un po’ di informazioni e ti faccio sapere».

ALLUVIONATI Il rapporto tra Incalza e Maurizio Lupi ha portato i due a discutere della questione degli alluvionati in Liguria. All’epoca del disastro un gruppo di parlamentari chiedeva che fossero stanziati soldi ulteriori per l’emergenza. In un’intercettazione, l’arrestato e il Ministro avrebbero affermato di opporsi alla proposta.

FLORIANI Anche il marito di Alessandra Mussolini, Mauro Floriani, sarebbe entrato in contatto con il principale indagato della maxi inchiesta, Ercole Incalza. I militari del Ros infatti hanno intercettato diverse telefonate appurando che i due si sarebbero incontrati più volte a Roma. Ettore Incalza, intercettato, «viene chiamato – scrivono i militari - da Floriani, risultato coinvolto recentemente, in un procedimento penale della Procura della Repubblica di Roma riferito ad un contesto di prostituzione minorile».
 

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