martedì 8 settembre 2015

Alluvione del 2011, mancava il numero per contattare la Protezione civile


Genova - Al Coa, il centro operativo del Comune, il quattro novembre 2011 nessuno aveva il numero della responsabile della protezione civile regionale. E, per riuscire a chiedere rinforzi dal momento dell’esondazione del rio Fereggiano, passarono quindici minuti. È quanto emerso nel corso della deposizione di Pierpaolo Cha, ex direttore della funzione Genova città sicura, sentito oggi durante il processo per la tragica alluvione costata la vita a sei donne, di cui due bambine. Cha è imputato insieme all’ex sindaco Marta Vincenzi, l’ex assessore alla Protezione civile, Francesco Scidone, e i dirigenti comunali Gianfranco Delponte e Sandro Gambelli. Le accuse nei loro confronti sono di omicidio colposo plurimo, disastro e falso (per i verbali «taroccati») e calunnia. Roberto Gabutti, ex coordinatore dei volontari di Protezione

 
«Intorno alle 12.15 l’assessore Scidone mi gridò che era esondato il Fereggiano e di telefonare alla Gallinotti (dirigente protezione civile regionale) per chiedere rinforzi. Io non avevo il numero così chiesi a Maria Gabriella Fontanesi (geologo della protezione civile comunale) che mi disse che non lo aveva e che dovevamo aspettare Andrea Rimassa (funzionario comunale) perché lui ce l’aveva». La telefonata dal Matitone verso la protezione civile regionale, come emerge dai tabulati, partì solo dopo un quarto d’ora, ovvero alle 12.30. Nel corso dell’interrogatorio Cha ha parlato anche della decisione di tenere aperte le scuole. «Ne parlammo in una riunione il due novembre, ma si decise di affrontare l’argomento il giorno successivo, anche per vedere l’andamento della situazione meteo. Io mandai dei tecnici per fare i sopralluoghi nei vari istituti e verificarne la sicurezza. Il tre, Scidone alla luce del sopralluogo ma anche del fatto che la polizia municipale era stata avvisata e presidiava il territorio e che le previsioni davano un peggioramento delle condizioni nella tarda mattinata, decise di tenerle aperte perché erano un luogo sicuro.



Continua qui

Nessun commento:

Posta un commento