venerdì 15 gennaio 2016

Omicidio Macchi, dopo trent'anni arrestato l'ex compagno di liceo: una lettera lo accusa

Stefano Binda frequentava Cl come la vittima. Sarebbe l'autore del testo "In morte di un'amica" consegnato in forma anonima alla famiglia. L'accusa: violentò la studentessa poi la uccise perché "si era concessa ma non avrebbe dovuto farlo per via del suo credo religioso"

MILANO - E' morta come Yara: al freddo di una notte di gennaio, in un luogo isolato, ferita e senza nessuno che la potesse aiutare. A trent'anni dal fatto, l'omicidio di Lidia Macchi, la studentessa di 20 anni trovata morta in un bosco del Varesotto, potrebbe non rientrare più nell'elenco dei 'cold case'. Fu il primo caso in Italia in cui si ricorse al test del Dna, anche se poi le analisi non portarono a nulla. Stefano Binda, 48 anni, ex compagno di liceo e, come lei, frequentatore dell'ambiente di Comunione e Liberazione è l'uomo che l'avrebbe uccisa. Di più, gli investigatori dicono che l'ha uccisa con 29 coltellate dopo averla violentata, perché sarebbe stato convinto che lei si era concessa e che non avrebbe dovuto farlo per il suo "credo religioso".

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