venerdì 29 aprile 2016

«Iplom nascose i rischi sull’oleodotto»

Genova - I conti non tornano. E il disastro del 17 aprile a Genova, quando una falla nell’oleodotto della raffineria Iplom ha fatto scivolare 700 metri cubi di greggio prima nel torrente Polcevera e poi parzialmente in mare, diventa anche una storia di carte truccate. La società, dice oggi la Procura, ha mentito poiché rassicurò Capitaneria di porto e vigili del fuoco sul buono stato delle condutture e dei serbatoi.


 
Ma un report interno, redatto già nel 2013 e sequestrato nelle ultime ore dal pm Walter Cotugno, certifica l’opposto: c’erano almeno «25 punti critici» lungo la tubazione che collega il porto petroli di Multedo allo stabilimento petrolchimico di Busalla, immediato hinterland di Genova, passando per i depositi del quartiere Fegino dov’è avvenuto lo scempio.




Il problema è che Iplom non l’aveva detto a nessuno e, sostengono ancora gli inquirenti, a chi chiedeva aggiornamenti sulla condizione dei suoi impianti forniva indicazioni tutt’altro che preoccupanti. Non è un dettaglio da poco e prende corpo l’accusa di falso, nei confronti del consulente da cui fu redatta l’autocertificazione a parere dei magistrati taroccata.

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