venerdì 4 agosto 2017

"Mi spiace, qui un nero non può lavorare in sala": Paolo, rifiutato da un albergo di Cervia

La denuncia della Cgil. Il datore si è giustificato: "Da noi la gente è indietro con la mentalità". La mamma: "Mio figlio vive in Italia da quando ha tre anni, chissà a quanti è successo". Il sindaco: "Non fa parte della nostra cultura. L'unico arretrato è l'albergatore"


RAVENNA - Il messaggio è arrivato sul cellulare la mattina della partenza, a valigie già pronte. "Mi dispiace Paolo ma non posso mettere ragazzi di colore in sala". Così è saltato il lavoro stagionale in un albergo di Cervia per Paolo, ragazzo 29enne di Milano e nato in Brasile che pensava di lavorare quest’estate in Riviera romagnola. A denunciare il fatto è la Filcams-Cgil di Ravenna che sta preparando una vertenza per accompagnare in tribunale Paolo.

"L’unico problema vero, è evidente, è il colore della pelle di mio figlio, che l’albergatore ha visto solo quando lui gli ha mandato la carta d’identità", spiega decisa Paola, la madre, che si è affidata al sindacato per seguire la vicenda "perché questo caso abbia un rilievo sociale". "A quanti come mio figlio sarà successo? – continua – In questo modo cerchiamo di dare voce anche a loro".


Il fatto, secondo quanto riferiscono Manuela Trancossi, della segreteria provinciale della Cgil, e Paolo Bragaglia, dell’ufficio vertenze del sindacato, risale al 18 giugno scorso quando il lavoratore, dopo avere inviato via mail la copia della carta di identità necessaria a perfezionare il contratto di assunzione per il quale c’era già un accordo, ha ricevuto un messaggio, via sms, con il quale il datore di lavoro rifiutava l’assunzione. È la Cgil a diffondere il testo del messaggio: "Mi dispiace Paolo ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna la gente è molto indietro con mentalità scusami ma non posso farti venire giù ciao".

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