martedì 7 novembre 2017

Paradise Papers, coinvolto anche Lewis Hamilton. Berlino chiede accesso agli atti

È passato appena un giorno dalle prime rivelazioni dei cosiddetti Paradise Papers, i nuovi documenti che rivelano i tesori offshore di molte personalità pubbliche. File che coinvolgono potenti di tutto il mondo, ma che sono stati ottenuti dal giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, e che ora passeranno al vaglio del ministero delle finanze di Berlino. A dirlo è il titolare del dicastero Peter Altmeier, che ha affermato anche che «le conseguenze saranno esaminate sul piano della legislazione europea e ci si confronterà al livello nazionale». In mattinata un portavoce del ministero delle finanze aveva dichiarato: «Saremmo contenti se queste informazioni fossero messe a disposizione dell'amministrazione delle entrate».

Vi sono pure 16,5 milioni di sterline riconducibili a Lewis Hamilton, sottratti al fisco e trasferiti con «un marchingegno» su conti offshore dell'Isola di Man. L'iridato britannico di Formula 1, da poco campione del mondo per la quarta volta, viene additato dal Guardian, che gli attribuisce inoltre una fortuna pari a 130 milioni sparsa in paradisi fiscali come Malta o Guernsey.

Particolarmente colpito dalle rivelazioni dei Paradise Papers è il Regno Unito, dove ieri il leader laburista Jeremy Corbyn ha prima invitato la regina Elisabetta a chiedere scusa, e poi ha ritrattato. Rispondendo alle domande di un giornalista, al termine della conferenza annuale della Confindustria britannica, Corbyn ha detto che «tutti coloro che utilizzano per i loro interessi i paradisi fiscali non solo devono chiedere scusa ma riconoscere il danno che provocano ai servizi pubblici». Nel corso del suo intervento Corbyn aveva tuonato contro i super-ricchi che in questo modo «fanno un oltraggio» al fisco britannico e ai comuni cittadini, dato che il mancato pagamento delle tasse sui loro patrimoni miliardari penalizza, fra l'altro, ospedali e scuole. In seguito al clamore dato alle sue dichiarazioni, il partito laburista ha minimizzato con una dichiarazione ufficiale, affermando che Corbyn non si rivolgeva direttamente alla regina. 


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