giovedì 15 marzo 2018

Il Parco non si fida del Cociv: “Esposto all’Ue se non sistema il Lemme”.

Da anni si attende il ripristino ambientale del tratto lungo l'ex cava Cementir, a Voltaggio, compreso dell'area protetta. Il presidente Bianchi: “Chiederemo garanzie finanziarie al consorzio: nel caso loro non facciano nulla, avremo i soldi per eseguire noi i lavori”.

Da quattro anni le Aree protette dell’Appennino Piemontese attendono che il Cociv realizzi le compensazioni ambientali previste per il Lemme nel tratto della ex cava Cementir, a Voltaggio. Il torrente, in questo punto, è stato stravolto e trasformato in un  canalone per consentire la costruzione della scogliera che dovrà sostenere l’enorme ammasso di terra e roccia della ex cava, area inserita, come il corso del Lemme, nel sito di importanza comunitaria (sic) Capanne di Marcarolo, istituito dall’Unione europea per tutelare alcune specie protette e gestito dall’ex Parco Capanne. Ad allungare i tempi, anche gli arresti di quasi tutti i dirigenti del consorzio di imprese avvenuti a ottobre del 2016, situazione che comunque, a detta del presidente del Parco, Dino Bianchi, non giustifica questi ritardi. La documentazione depositata dal Cociv alla fine del 2017, per altro, contiene proposte non idonee alla tutela dei pesci, come la costruzione di rampe di risalita non adeguate alle specie ittiche, e neppure per il rimboschimento delle sponde. Il Parco ha dato di recente tecnico parere favorevole al progetto che deve comunque essere profondamente modificato.

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