mercoledì 30 maggio 2018

Spread, così consumatori e imprese rischiano di pagare il conto della politica insieme allo Stato

L'economista Daveri: "Se c'è un aumento di costi che riescono a scaricare sui clienti, le banche continuano a prestare. Se, invece, stabiliscono che non è un buon momento, allora ci potrebbe essere una restrizione del credito"
 
La crisi politica ha innescato un meccanismo a catena che mieterà le prime vittime nell’economia reale, fatta di imprese, banche e consumatori. “Con l’innalzamento dello spread è aumentato il costo per finanziarsi di aziende e istituti di credito”, spiega Francesco Daveri, professore di macroeconomia alla SDA Bocconi di Milano. “L’aumento dei tassi d’interesse che viene richiesto dagli investitori per comprare titoli pubblici italiani si riflette infatti anche sul settore privato: aziende e banche, che vogliono finanziarsi sul mercato, sono costrette ad aumentare i tassi a cui loro offrono le loro obbligazioni”, precisa Daveri. In pratica, se l’Italia è percepita come più rischiosa, gli investitori chiedono di guadagnare di più sui prestiti per compensare la maggiore probabilità di default. Così accade che, come spiega Daveri, “le imprese che vogliono finanziarsi per investire pagano un aggravio di costo d’interesse” e che “lo stesso accade anche per le banche che si rivolgono al mercato interbancario”.
Questo spiega in parte il motivo per cui gli investitori hanno deciso di disfarsi a piene mani delle azioni del settore bancario italiano in Borsa. Ma ci sono anche altre ragioni. “Innanzitutto gli istituti di credito hanno in pancia molti titoli pubblici. Quindi se per caso il mercato ritiene più probabile un default, allora questi titoli valgono di meno”, aggiunge. L’impatto di questa situazione sui bilanci bancari non è però prevedibile perché gli istituti di credito potrebbero “scaricare l’aggravio di costi sui clienti in vari modo magari facendo pagare di più i mutui o nascondendolo da qualche altra parte nei costi di gestione dei conti correnti”.

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