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mercoledì 27 giugno 2018

Latina, cibo scaduto ai migranti: ‘Arrivano i Nas, fai sparire tutto dal magazzino’. ‘L’ho tolto dal congelatore, poi lo rimetto’


I gestori delle onlus di Fondi finite nel mirino della Procura di Latina acquistavano alimenti prossimi alla scadenza "a prezzo di costo" e poi, è l'accusa dei magistrati, lo somministravano agli ospiti dei loro centri quando non erano più commestibili. A far scattare l'indagine una protesta dei richiedenti asilo


Come facevano i gestori de L’Azalea a spendere “un euro e 66 a testa, pranzo e cena” per ogni richiedente asilo? Semplice: davano ai loro ospiti cibo scaduto. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta della Procura di Latina sulla gestione di alcuni Centri di accoglienza straordinaria da parte di due onlus di Fondi, nel sud pontino.
Tutto nasce il 20 marzo 2017, quando gli ospiti delle strutture create dalla onlus presieduta da Luigi Pannozzo, finito in carcere, si affollano davanti alla Prefettura del capoluogo per fare una denuncia pubblica: “Ci danno cibo scaduto o deteriorato”, lamentano e mostrano agli agenti della Digos intervenuti per calmare gli animi frutta andata a male e confezioni di carne sulla cui etichetta figurava la data di scadenza del 13 marzo. “E’ questo che ci danno, al centro d’accoglienza”, protestano.

Una circostanza confermata dagli stessi responsabili dell’associazione sottoposti a intercettazione: “Stavo con Giacomo al supermercato – dice al telefono Paolo Giovanni De Filippis, socio fondatore de L’Azalea finito ai domiciliari, a Graziano De Luca, definito nelle carte socio occulto e finanziatore della stessa onlus, anch’egli ai domiciliari – stavamo a prendere tutte cose che scadono tra 3-4 giorni… perché non le possono tenere più nella vendita (…) così ci prendiamo a prezzo di costo…”.

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