venerdì 30 novembre 2018

Piaggio Aero, lavoratori in sciopero. Di Maio: "Lunedì arriva il commissario"

GENOVA -  "Lunedì, massimo martedì mattina avremo il nome del nuovo commissario e pagheremo gli stipendi" di Piaggio Aero. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio
Questa mattina i lavoratori della Piaggio sono scesi in piazza a Genova e Villanova d'Albenga. Nel capoluogo ligure un presidio è stato
organizzato nell'area dell'aeroporto. Una delegazione sindacale ha incontrato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il prefetto Fiamma Spena. Lo sciopero di 8 ore è stato deciso dopo che ieri l'azienda ha comunicato il ritardo nei pagamenti per il mese di Novembre. La settimana scorsa era arrivata la richiesta al Mise dell'amministrazione straordinaria. In totale ci sono circa 1100 lavoratori che rischiano il posto tra Villanova d'Albenga e Genova. Dopo l'annuncio del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che lunedì prossimo verrà nominato il commissario e saranno pagati gli stipendi, i lavoratori di Piaggio Aero che stavano manifestando con cortei e presidi a Villanova d'Albenga e a Genova hanno deciso di interrompere le proteste. I lavoratori sono tornati in fabbrica ma lo sciopero di 8 ore è andato avanti.
"La procedura per individuare il commissario - ha aggiunto Di Maio - è stata fatta in tempi record e lunedì sarà formalmente fatta la nomina così da poter pagare subito gli stipendi. So che i lavoratori hanno già avuto tanta pazienza, ma gli chiedo di aspettare altri pochi giorni e di fidarsi di noi".
"Il Governo è vicino a tutti i lavoratori e alle loro famiglie e per questo ribadiamo forte e chiaro che siamo al lavoro affinché gli stipendi siano pagati il prima possibile, non appena disposta l'amministrazione straordinaria", sottolinea il ministero in una nota.
"Bene la nomina cdel commissario, ma serve subito una risposta sul finanziamento per il lavoro - ha spiegato il segretario regionale della Fim Cisl Alessandro Vella 
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Reddito di cittadinanza, Poste smentisce Di Maio: non sappiamo nulla delle tessere

Giallo sul reddito di cittadinanza: chi le stampa le tessere? Di Maio chiama in cause le Poste che chiariscono: “Noi non sappiamo assolutamente nulla”.

 Mentre il governo combatte la sua battaglia per convincere l’Unione europea della bontà della manovra economica, in Italia si discute sul giallo intorno al reddito di cittadinanza (chi può richiederlo e come). Il caso si è aperto dopo che Luigi Di Maio ha annunciato l’inizio della stampa delle tessere. Ma chi le stampa queste tessere del reddito di cittadinanza? E qui iniziano i dubbi. Il vicepremier pentastellato ha fatto sapere che la stampa è stata affidata alla Poste, che dal canto suo ha smentito la notizia.

 Poste smentisce Di Maio: tessere del reddito di cittadinanza? Noi non sappiamo nulla “La notizia che staremmo stampando le card per il reddito di cittadinanza la abbiamo appresa dalle agenzie e, quindi da Di Maio stesso, poco fa. Dei dettagli sulla stampa di queste tessere noi non sappiamo assolutamente nulla“, fanno sapere dalle Poste con una nota ufficiale. La stessa società ha però confermato l’inizio di una trattativa con il governo per i primi passi della strategia da adottare. Tradotto, un discorso aperto tra le parti c’è ma mancano i dettagli su cuore della vicenda. La stampa delle tessere.

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Reddito di cittadinanza, il caso delle tessere. Di Maio: «Ordine alle Poste» Ma c’è l’incognita della manovra


Giallo sul reddito di cittadinanza: chi le stampa le tessere? Di Maio chiama in cause le Poste che chiariscono: “Noi non sappiamo assolutamente nulla”.

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Dopo la piazza Sì Tav a Torino arriva quella del No, l’8 dicembre

Alla manifestazione dei contrari aderisce anche Legambiente

Nel mentre dal 2011 in Piemonte sono state chiuse 14 linee ferroviarie cosiddette "minori”. Alle manifestazioni di consenso e dissenso popolare le istituzioni sapranno (finalmente) rispondere tenendo conto anche del contesto?

Dopo l’enorme folla – dalle 25 alle oltre 30mila persone, a seconda delle stime di prefettura e organizzatori – radunata in Piazza Castello a Torino sabato 10 novembre per dire  alla Tav, l’8 dicembre il capoluogo piemontese ospiterà la protesta dei contrari alla linea ad alta velocità Torino Lione. Una giornata di mobilitazione cui aderisce anche l’associazione ambientalista più diffusa sul territorio nazionale, Legambiente.
Il vicepresidente nazionale del Cigno verde, Edoardo Zanchini, e il presidente di Legambiente Piemonte Fabio Dovana definiscono la Tav Torino-Lione «un’opera che non è né utile né prioritaria per il Paese», che sottrae preziose risorse ad altri settori. «La Penisola ha bisogno di ben altro: occorre avere il coraggio di ridurre la quota di trasporto merci che oggi viaggia su gomma, di puntare sempre di più ad una mobilità urbana sostenibile, di rafforzare e rendere più competitivo il trasporto ferroviario pendolare e urbano per offrire una valida alternativa all’auto e promuovere l’alternativa della mobilità elettrica. Temi sui quali ancora non si hanno risposte precise dal Governo del cambiamento».
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Il “Governo del cambiamento” volta le spalle alle energie rinnovabili

Il sottosegretario del Mise Crippa (M5S) annuncia per l’Italia target più bassi di quelli Ue

Zanchini (Legambiente): «Una scelta contro l’ambiente, le imprese e i cittadini italiani. Non era questo il cambiamento promesso dai Cinque Stelle»


Durante la seconda giornata del Forum QualEnergia, organizzato a Roma da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club, dal “Governo del cambiamento” è arrivata una pessima notizia per tutto il mondo delle energie rinnovabili: il sottosegretario dello Sviluppo economico Davide Crippa (M5S) ha infatti annunciato un disimpegno dell’Italia su questo fronte, in netto contrasto con le dichiarazioni arrivate dal ministro Di Maio (M5S) nei mesi scorsi.
Come previsto dal regolamento Ue sulla governance dell’Unione dell’energia, entro la fine dell’anno il nostro Paese dovrà trasmettere all’Europa la bozza del proprio Piano nazionale energia e clima, il documento che dovrà spiegare come il nostro Paese intende rispettare gli obiettivi comunitari in materia al 2030: per quanto riguarda le energie rinnovabili, secondo la direttiva Red II queste dovranno soddisfare almeno il 32% dei consumi finali lordi dell’Unione europea. Come spiegato dallo stesso ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio nel luglio 2018, per il nostro Paese «raggiungere il 32% da fonti rinnovabili nei consumi finali significa che dobbiamo raddoppiare, in soli 10 anni, la produzione da rinnovabili. Passando dagli attuali 130 TWh a più di 200. Questi obiettivi, insieme al programma di decarbonizzazione, guideranno la stesura del Piano energia e clima, una bozza che sarà inviata per le valutazioni in commissione entro dicembre». Ma appena quattro mesi sono bastati a cambiare idea, a quanto sembra, e l’asticella sulle rinnovabili si è abbassata proprio nel giorno in cui la Commissione europea ha spinto sull’acceleratore proponendo una strategia di decarbonizzazione completa del Vecchio continente al 2050.

Ora per quanto riguarda le rinnovabili «siamo orientati al 30% – ha dichiarato ieri Crippa (nella foto, ndr) – perché abbiamo già contribuito a far alzare gli obiettivi di riduzione europea e perché alzando fin da subito gli obiettivi al 32% rischieremmo di avere un gap di investimenti con una perdita di competitività rispetto ad altri paesi con obiettivi diversi». Dopo aver lanciato il sasso in Europa, dunque – il ministro Di Maio a giugno 2018 chiedeva addirittura di fissare «un obiettivo vincolante pari al 35%» per il target europeo sulle rinnovabili al 2030 – il “Governo del cambiamento” ha rapidamente tirato indietro la mano.

Economia italiana a marcia indietro: il Pil è sceso dello 0,1% nel terzo trimestre

L'Istat ha ritoccato la stima provvisoria, che indicava una crescita zero: pesa la domanda interna. E' il primo calo dopo 14 trimestri di crescita. La variazione acquisita per l'anno scende così allo 0,9%, contro il +1,2% stimato dal governo nella Nadef

MILANO - Peggiora il quadro per l'economia italiana: l'Istat ha aggiornato i dati del terzo trimestre e scoperto che il passo del Paese è scivolato in territorio negativo. Nel terzo periodo dell'anno, infatti, il Prodotto interno lordo - corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato - è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e aumentato dello 0,7% rispetto allo stesso trimestre del 2017. Si tratta del primo dato negativo dopo 14 trimestri di crescita. Il dato provvisorio parlava invece di una crescita zero e di un +0,8% tendenziale



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Istat, Pil rivisto al ribasso -0,1%. Disoccupazione sale al +10,6% 

Torna lo spettro della recessione, serve una svolta nella trattativa sulla Manovra



Sei mesi al rallentatore

A ottobre la disoccupazione è salita al 10,6%

Secondo l'Istat nel decimo mese dell'anno l'indicatore è aumentato dello 0,2% su settembre. Su anche quella giovanile che si è attestata al 32,5%.

Il tasso di disoccupazione a ottobre è salito ancora toccando il 10,6%con una crescita di 0,2 punti su settembre, a seguito di un arrotondamento, e un calo di 0,5 punti su ottobre 2017. Il mese di settembre è stato rivisto al rialzo al 10,3%. Lo ha rilevato l'Istat spiegando che i disoccupati nel mese erano 2.746.000, in crescita di 64.000 unità su settembre e in calo di 118.000 unità su ottobre 2017. Se si guarda al trimestre agosto-ottobre il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,2 punti sul trimestre precedente.

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Autovelox invisibile, come funziona e la mappa delle città dove si trovano i rilevatori

Sono 32, presto diventeranno 38 e si trovano prevalentemente al Nord. È questa la mappa degli Scout Speed, l’ultima generazione dei rilevatori di velocità che funzionano anche quando la vettura di servizio in movimento su cui si trovano è in movimento. Sono temibili non solo perché per legge (messa in dubbio da qualche giudice) sono gli unici controlli di velocità che possono non essere presegnalati e visibili: c’è anche il fatto che, rispetto alla prima generazione (Provida), hanno una “produttività” maggiore.


Infatti, con il Provida era necessario che l’agente seduto a fianco del guidatore puntasse di volta in volta il veicolo inseguito mentre si trovava in sospetto eccesso di velocità: il sistema funzionava solo con una telecamera, di cui raffrontava le immagini con la velocità dell’auto di servizio. Lo Scout, invece, effettua le rilevazioni con un radar, che emette onde verso tutti i bersagli visibili. Anche verso chi viaggia in direzione opposta. Inoltre, può funzionare con questa modalità automatica anche da fermo.

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Nel mirino dello Scout Speed c’è anche chi incrocia la pattuglia

Morte Alessandra Madonna, 4 anni e 8 mesi per l'ex. Il padre: "Uccisa una seconda volta"

Non ci sta il padre di Alessandra Madonna, la 24enne di Melito morta in seguito a una lite, trascinata dall'auto dell'ex fidanzato Giuseppe Varriale, l'otto settembre 2017. Troppo pochi secondo Vincenzo Madonna i 4 anni e 8 mesi per incidente stradale decisi dal giudice. "Non mi fermo, ci sarà l'appello, la Cassazione, la Corte europea", spiega l'uomo ai microfoni di Fanpage.it.

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Ci hanno raccontato di 38 furti subiti, ma non è vero niente

La storia di Fredy Pacini non è come ve l’hanno raccontata. I 38 furti subiti in realtà sono stati due, e quattro tentativi di furto denunciati. Anche sommando i tentativi denunciati, il totale è sei e non 38. Così ci ha confermato anche il Capitano dei Carabinieri di zona. Chi ha interesse, dunque, ad alimentare il clima da Far West? A chi giova gridare all’insicurezza e demandare la difesa pubblica a un esercizio da pistoleri privati?

Trentotto furti subiti, oppure quattro, o sei, non sono la stessa cosa. Come non è la stessa cosa sparare cinque colpi oppure nessuno. Non è la stessa cosa sparare in aria o a qualcuno che scappa nel cortile della tua azienda oppure ti affronta con una bomba a mano stretta nel pugno in camera da letto. Difendere le proprie idee a scapito della verità è da cretini. La gente per bene non distorce i racconti, e non lascia punti oscuri nella narrazione delle notizie. Dobbiamo imparare a odiare chi esaspera le notizie, e chi usa quell'esasperazione per abbreviare i tempi di approvazione di una legge.

Sulla legittima difesa vi ci siete buttati come cani, difendendola a prescindere dalla vita. Avete usato l'ennesimo uomo armato, ieri a Monte San Savino, un uomo che ha sparato e ucciso un altro uomo, probabilmente ladro, sicuramente disarmato. I cani che ho avuto io erano tutte personcine per bene. Mentre qui la difesa del gesto del proprietario d'azienda, dai social al Ministro degli Interni Matteo Salvini, è stata meno Zanna Bianca e più Cerbero, il cane a tre teste della mitologia greca.

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Vitalizi e pensioni d’oro: trappole in cui non dobbiamo cadere.

E’ del tutto comprensibile la tentazione di molti di approvare la norma contro i vitalizi dei parlamentari. Sappiamo tutti che, sul piano economico, la manovra (con i pretesi 40 milioni di risparmio) è semplicemente ininfluente, ma il vero effetto è quello di punire la classe politica strappandole un privilegio deciso in altri tempi.

Quei vitalizi stabilivano un trattamento ingiustamente preferenziale verso i politici (le cui indennità non erano tassabili ma erano pensionabili!), poi le cose sono cambiate un po’ alla volta, ma molti degli attuali vitalizi nacquero sotto la stella del privilegio di casta. Questo è vero, come è vero che la classe politica merita d’essere bastonata per il mono indecente con cui ha gestito la cosa pubblica.
Sin qui ci siamo e questo spiega la simpatia che la misura riscuote presso il grande pubblico, così come la riscuote anche l’altra manovre in preparazione: quella sulle pensioni d’oro cioè da 5.000 euro in su. Ma si tratta di due polpette avvelenate che dobbiamo rimandare indietro.
Partiamo dall’inizio. Sono ormai diversi anni che alcuni economisti, ovviamente di fede neo liberista, sostengono che, per riequilibrare i bilanci dello Stato occorra fare tagli in particolare alla spesa pensionistica e che, per fare ciò, non basti ridurre la retribuzione di chi andrà in pensione, ma occorra ridurre l’importo di chi è già in pensione. In particolare, c’è chi sostiene che si debba ricalcolare sulla base del metodo contributivo le pensioni di quelli che hanno una pensione calcolata sulla base del vecchio sistema retributivo. In soldoni: ridurre le pensioni di un buon 15% (altro che superare la Fornero!).
Ma, sulla strada di questo simpatico progettino c’è un fastidioso principio giuridico che si chiama “diritti acquisiti” (lo stesso contro cui andò a schiantarsi Renzi con la sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 2015, relatrice Silvana Sciarra).
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Vitalizi, ricorsi di massa: presentati 1.176. Fico: «La delibera è salda»


Tassa sui money transfer: modesti introiti e danni ai migranti regolari

Se pensate che l’emendamento al dl fiscale sui money transfert non vi riguardi voltatevi. Perchè magari dietro di voi c'è la vostra colf, alla quale invece interessano molto i soldi che riesce a mandare a casa. Ora un emendamento targato Lega prevede un prelievo del 1,5% sui trasferimenti verso i Paesi extra Ue. La tassa sul money transfer, già ribattezzata la tassa sui migranti regolari, sta già facendo discutere. Da più parti sono state sollevate critiche perchè colpirebbe operai, colf, badanti, lavoratori regolari che non fanno altro che risparmiare per mandare a casa qualche soldo alle famiglie, la cui sopravvivenza spesso dipende proprio da queste rimesse. Un fiume di denaro che parte dall’Italia già tassato con una commissione del 6,2 per cento. Attualmente i migranti pagano già 335 milioni di euro l'anno in commissioni sui trasferimenti.

La comunità che trasferisce di più soldi a casa è quella del Bangladesh, con 8 milioni di euro inviati in patria nel 2017. Seguono i Filippini, con quasi 5 milioni e i Senegalesi con 4,6 milioni. A seguire cittadini originari dell’India, Sri Lanka e Marocco. Quanto incasserà l'Italia con questa tassa? La fondazione Moressa ha fatto due calcoli: considerato che nel 2017 le rimesse complessive dal nostro Paese sono state di 5 miliardi, e di queste l'80% è destinato a Paesi extra europei, l’incasso per il nostro Paese non sarebbe neppure così alto, si calcolano di 62 milioni di euro. 

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giovedì 29 novembre 2018

L'azienda Di Maio? È della madre. Che per legge non potrebbe ricoprire incarichi privati

Il padre del ministro al centro delle polemiche per le denunce di lavoro nero non era titolare di alcuna azienda. Lo confermano i documenti ufficiali consultati da L'Espresso. All'epoca delle presunte irregolarità la ditta di famiglia era intestata alla mamma del vicepremier, Paolina Esposito. Che in quanto insegnante e dipendente pubblica, per legge non può ricoprire incarichi aziendali




Luigi Di Maio e la madre Paolina Esposito
Il padre di Di Maio avrebbe fatto lavorare in nero degli operai. Non è vero. A voler essere precisi, è la madre di Di Maio ad averlo fatto. Il fatto sarebbe ancora più grave perché la donna, che è preside in una scuola pubblica napoletana e quindi incarna il ruolo di pubblico ufficiale, oltre ad aver violato la legge facendo lavorare in nero delle persone, avrebbe omesso una delle regole fondamentali del dipendente pubblico, cioè l'esclusività. Perché, salvo una deroga speciale, «i dipendenti della pubblica amministrazione non possono svolgere alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro», dice l'articolo 58 del Decreto legislativo 29 del 1993.

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la complicata storia della Di Maio Industry. Tutto è partito da un'inchiesta delle Iene, che hanno intervistato un uomo, Salvatore Pizzo, che ha dichiarato di aver lavorato in nero per l'azienda edile del padre del ministro, che si chiama Ardima.

Il padre dell'attuale ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, si chiama Antonio Di Maio, classe 1950, nato e cresciuto a Pomigliano d'Arco, che non possiede alcuna azienda. Proprio così. Dalla visura camerale effettuata da l'Espresso si scopre che Di Maio padre non ha azioni o quote di società. In passato è stato titolare firmatario della Di Maio Antonio, una ditta individuale di Pomigliano, specializzata nella realizzazione di tetti, che è stata cancellata nel 1995. Ed è stato, a partire dal 1997, sindaco supplente del Consorzio Regionale di Edilizia Artigiana, che realizzava edifici residenziali, finito in liquidazione. Inoltre ha un conto in sospeso con Equitalia, a cui dovrebbe versare 176 mila euro. La titolare dell'attività di famiglia e di alcuni terreni a Pomigliano d'Arco è invece Paolina Esposito. Ovvero la madre di Luigi Di Maio, che nel 2006 ha fondato l'impresa individuale Ardima Costruzioni diventandone titolare firmatario, tanto che nelle carte camerali viene qualificata come piccola imprenditrice, Il 30 dicembre 2013 dona la proprietà dell'azienda ai figli Luigi e Rosalba.


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Sequestrate aree nella proprietà del padre di Di Maio


FREDDO artico in arrivo: TEMPERATURE in crollo da Nord a Sud. Dettagli principali città


Prepariamo capotti, sciarpe e capelli perché dal fine settimana l'inverno salirà in cattedra, proponendoci la prima vera irruzione artica della stagione sulla nostra Penisola.
Colpa di una gelida "colata " artica che tra sabato e domenica scenderà verso l'Italia e i Balcani con masse d'aria sino a -35/-37°C a 5000m circa, -18/-20°C a 3000m e -12/-15°C a 1500m, colpendo in particolar modo su Alpi estere, Balcani, Adriatiche, parte del Meridione e interne tirreniche.


 Assisteremo così ad un tracollo termico localmente anche superiore ai 15°C rispetto ai giorni scorsi.


Ma vediamo nel dettaglio da Nord a Sud quanto si perderà tra oggi e i primi giorni della prossima settimana:NORDAosta: dai 0/1°C ai -8/2°CTorino: dai -1/6°C ai -3/4°CMilano: dai 1/6°C ai -2/5°CBologna: dai 1/6°C ai -4/4°CUdine: dai -1/6°C ai -5/3°CVerona: dai 0/5°C ai -3/4°CTrento: dai -4/3°C ai -12/2°CIn montagna:Cervinia: dai -10/-7°C ai -19/-5°CSestriere: dai -8/-5°C ai -17/-7°CLivigno: dai -15/-4°C ai -22/-6°CCanazei: dai -10/-3 ai -18/-7°CArabba: dai -8/-4°C ai -16/-8°CTarvisio: dai -8/-1°C ai -18/-6°C


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WEEK-END: tutte le ULTIMISSIME



Brexit, l'allarme della Banca d'Inghilterra: "Rischiamo la peggiore crisi dal 1945"

E il governo della premier May ammette: "Qualunque piano ci farà stare peggio"

LONDRA - "Potrebbe aspettarci la peggiore crisi dopo la Seconda Guerra mondiale". Lo psicodramma della Brexit oggi ha raggiunto un'altra, paurosa vetta in Regno Unito e ha segnato un'umiliazione con pochi precedenti per tutti i predicatori dell'uscita dall'Europa. La Banca d'Inghilterra ha infatti pubblicato le stime sulle conseguenze della Brexit in caso di "no deal", cioè "nessun accordo", scenario che potrebbe verificarsi qualora il Parlamento britannico bocciasse il piano che May ha raggiunto faticosamente con l'Europa per trascinare Londra fuori dall'Ue. Le cifre sono apocalittiche.
 
In caso di "no deal", nella peggiore delle ipotesi, l'economia britannica si contrarrà immediatamente dell'8 per cento soltanto nel 2019, secondo la Banca d'Inghilterra, e Londra perderà 10,5 punti di Pil in cinque anni. Una voragine enorme, se pensiamo che durante la devastante crisi del 2008 il Pil britannico scese "soltanto" di 6,25 punti. Non solo: la sterlina potrebbe crollare del 25 per cento (sbriciolando il suo valore già oggi ai minimi), il prezzo delle case capitolerebbe di un altro 30 per cento, mentre la disoccupazione raddoppierà. 


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"Chi stamperà le tessere del reddito di cittadinanza?": Castelli impreparata, lo sconcerto di Sallusti

"Il governo ha annunciato che sono in stampa le tessere elettroniche per erogare il reddito di cittadinanza: intanto sono 5 o 6 milioni? E chi le sta stampando?. Queste due "semplici domande" di Lilli Gruber alla sottosegretaria al ministero dell'Economia e delle Finanze, Laura Castelli, hanno fatto vacillare la giovane deputata grillina. "La platea dovrebbe essere di 5 milioni e mezzo circa" risponde Castelli, che incalzata dalla conduttrice di Otto e Mezzo e da Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, cerca di eludere la domanda. "Tipografia segreta", chiosa il giornalista Luca Telese in studio.

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Gli operai di Antonio Di Maio: «Compilava buste paga con cifre non vere»

Le testimonianze dei lavoratori. Metteva un compenso inferiore a quello elargito e il resto lo pagava «in nero». Lui: il resto lo davo in contanti

Antonio Di Maio compilava buste paga per i suoi dipendenti con cifre diverse da quelle reali. Metteva un compenso inferiore a quello elargito e il resto lo pagava «in nero». Lo hanno raccontato gli operai che lavoravano per la Ardima Costruzioni al giudice civile cui si era rivolto l’operaio specializzato Domenico Sposito. E lui stesso non ha negato di aver effettuato «versamenti in contanti». I verbali dei testimoni e i documenti contabili acquisiti nel corso della vertenza ricostruiscono la gestione dell’azienda di famiglia di Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e vicepremier. La società era intestata alla madre Paolina Esposito, ma era il padre il vero proprietario. E nel 2014 i genitori decidono di donarne le quote ai figli: il 50 per cento ciascuno a Luigi e Rosalba facendole confluire nella Ardima srl di cui è amministratore il terzo fratello, Giuseppe. E questa mattina sarà proprio Antonio a dover effettuare un sopralluogo con i vigili urbani sul terreno di Marignanella dove aveva sede legale l’azienda per la verifica di alcuni edifici abusivi. Su quei terreni ci sono alcuni ruderi, ma anche un campo di calcio.

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General Motors taglia 14 mila posti, dipendenti in lacrime. Trump minaccia dazi su auto straniere

Dopo la presentazione del piano della General Motors di chiudere cinque fabbriche , il presidente Usa in due tweet ha spiegato che è in corso la valutazione di aumentare le tariffe per auto provenienti dall'estero per aiutare il settore

Il presidente americano, Donald Trump, torna a minacciare di imporre nuove tariffe sulle auto prodotte all'estero, anche in risposta al piano della General Motors di chiudere cinque fabbriche e licenziare 15 mila lavoratori. In due tweet, il capo della Casa Bianca ha spiegato che è in corso la valutazione di estendere le tariffe in vigore sulle importazioni di piccoli mezzi commerciali aiuterebbe il settore.

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Istat, 15 mila nascite in meno nel 2017 In calo anche i primogeniti: -25%

La fase di calo della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra aver assunto caratteristiche strutturali. Per la prima volta sono in calo anche i primogeniti, scesi a quota 214.267 (-25%).

È un’emorragia continua, quella delle nascite, che quest’anno aggiunge un nuovo record: i nati nel 2017 sono stati 458.151 in discesa del 21% rispetto al 2016, oltre 15 mila in meno. Lo ha comunicato oggi l’Istat nel report sulla «Natalità e fecondità della popolazione residente» nel 2017, aggiungendo che nell’arco di 3 anni (dal 2014 al 2017) le nascite sono diminuite di circa 45 mila unità mentre sono quasi 120 mila in meno rispetto al 2008. La fase di calo della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali. E per la prima volta sono in calo anche i primi figli, scesi a quota 214.267 (-25%). «Il quadro è grave ma non irreversibile - ha spiegato il direttore delle Statistiche sociali e del Censimento Istat, Vittoria Buratta - dal momento che è dimostrato che in presenza di politiche di sostegno alla natalità e servizi per le famiglie, il trend si può invertire».
Eppure proprio su questo tema, le notizie non sono buone. Almeno per quanto riguarda l’Italia che è, com’è noto, uno dei Paesi che spende meno in Europa per le politiche familiari. I fondi per sostenere le politiche per la famiglia sono spesso pochi. Ma succede anche che, quando ci sono, non vengono neanche riscossi dalle Regioni. È il caso della Basilicata ma anche (per qualche tempo) di Campania e Lazio che hanno lasciato al governo più di due milioni e mezzo di euro disponibili per queste finalità senza mai riscuoterli.
In calo, nel 2017, anche i nati da coppie con almeno un genitore straniero (-8mila) con mille neonati in meno solo nell’ultimo anno, a quota sotto i 100mila. 

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mercoledì 28 novembre 2018

Sampdoria, il presidente Ferrero nei guai: la guardia di finanza gli sequestra i beni

Provvedimento anche nei confronti del club blucerchiato


GENOVA - La Guardia di Finanza sta eseguendo un decreto di sequestro nei confronti del presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Secondo quanto si apprende, il patron dei doriani è coinvolto in una indagine del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria che riguarda anche altre persone.
I reati ipotizzati, a vario titolo, sono appropriazione indebita, truffa, emissione e utilizzo di fatture false, autoriciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
Sono 6 le persone indagate nell'ambito dell'indagine della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di beni nei confronti di Massimo Ferrero. Il sequestro, messo dal Gip del Tribunale di Roma, ha riguardato beni e disponibilità finanziarie per 2,6 milioni di euro.

Benzina, "Lega boccia riduzione delle accise"

La riduzione delle accise sulla benzina? "Bocciata" in Commissione Bilancio alla Camera. Questo quanto afferma, puntando il dito contro la Lega, il deputato Pd Luigi Marattin, che ha twittato in diretta il voto alla proposta della collega di partito e di Aula Alessia Rotta "per realizzare le proposte di Lega e M5S: ridurre le accise sulla benzina e drastico taglio di auto blu. Come avevano promesso".
Proposta, almeno stando a quanto spiega Marattin in una serie di tweet, che sarebbe stata respinta al mittente: "La relatrice leghista (la deputata Silvana Comaroli, ndr.) si dice contraria - scrive infatti il deputato dem - alla riduzione delle accise sulla benzina perché 'ci sono 5 anni di tempo' per mantenere le promesse. Ma Matteo Salvini aveva promesso che lo avrebbe fatto nel primo consiglio dei ministri", fa notare ancora, per poi confermare la bocciatura della proposta in un tweet successivo. "Bocciata riduzione di accise su benzina (promessa Lega) e riduzione auto blu (promessa M5S). Ma allora - si chiede Marattin - cosa l'hanno detto a fare in campagna elettorale? Solo per prendere voti?".

L'intenzione di "eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina" è presente al punto 11 ('Fisco: Flat Tax e Semplificazione') del Contratto di Governo

martedì 27 novembre 2018

Nel 2017 il padre di Di Maio ha dichiarato un reddito imponibile di 88 euro

Dopo che la trasmissione Le Iene ha acceso i fari su Antonio Di Maio, padre del capo politico del Movimento 5 Stelle, mettendo in evidenza che, quando gestiva l’impresa edile di famiglia (la Srl Ardima) - tra il 2009 e il 2010 - c’erano persone che prestavano lavoro senza un contratto, l’attenzione si sposta sui redditi dei parenti stretti del vicepremier pentastellato: oltre al padre, la madre Paolina Esposito, il fratello Giuseppe e la sorella Rosalba.
Il padre di Di Maio dichiara un imponibile di 88 euro
Le informazioni più aggiornate possono essere consultate sul sito di palazzo Chigi, nella sezione “amministrazione trasparente”. Il modello Persone fisiche 2018 (redditi 2017) di Antonio Di Maio segnala un imponibile di 88 euro appena. Un valore contenuto, specie se si considera che lo stesso Antonio è comproprietario di quattro fabbricati e nove terreni. La moglie dichiara invece intorno ai 52.403 euro; la sorella di Di Maio sta sui sette mila. Mentre il fratello Giuseppe non ha percepito redditi nel 2007.
Il vicepremier socio al 50% di Srl Ardima, l’altra metà è della sorella

Indonesia: sisma e tsunami, 2.101 morti

4.438 feriti gravi, 1.373 dispersi. Msf avvia ritiro volontari

Medici Senza Frontiere (MSF) sta per concludere il proprio intervento di emergenza nella provincia di Sulawesi Centrale, in Indonesia, a seguito della serie di terremoti e allo tsunami che lo scorso 28 settembre hanno seminato morte e distruzione. Al 30 ottobre - riferisce l'organizzazione -, sono 2.101 i morti accertati, le persone gravemente ferite 4.438, 1.373 i dispersi, secondo i dati dell'Agenzia Nazionale di Gestione dei Disastri indonesiana (BNPB). Le operazioni di ricerca e salvataggio sono state interrotte il 12 ottobre. In considerazione della fine delle operazioni, Medici senza frontiere ha avviato un graduale ritiro dei propri volontari, dopo avere effettuato mille visite mediche con una media di 16 pazienti al giorno. 

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Un’altra voragine a Genova: cede via Cesare Battisti in Albaro

Brutte notizie per l'Aurelia a Voltri: un mese di chiusura per lavori

Dopo la voragine sul’Aurelia tra Voltri e Arenzanoun’altra strada è sprofondata a Genova. Stavolta l’asfalto è collassato in via Cesare Battisti, nella parte più occidentale di Albaro, vicino al liceo Pertini. Il traffico è stato interdetto, con restrizioni a partire da via Trieste, e la linea 36 dell’Amt è stata limitata a via Nizza. Sul posto i geometri del Comune per valutare la sicurezza dell’area.
Intanto il danno in via Rubens, nel tratto di Aurelia all’altezza di Crevari, sembra più grave del previsto. Il Comune prevede circa un mese di lavori prima di poter riaprire la strada. A farne le spese sono soprattutto i residenti di Arenzano, che ancora una volta – dopo la rovinosa frana vicino alla galleria Pizzo nel 2016 – sono collegati solo tramite l’autostrada o la ferrovia. Il presidente del Municipio Ponente, Claudio Chiarotti, ha parlato di allarmi inascoltati per mesi. Nella stessa zona, infatti, si erano verificati altri cedimenti che avevano portato all’istituzione di un senso unico alternato.