venerdì 13 luglio 2018

Migranti volontari nelle case di riposo, la staffetta “Rattin” non ha dubbi : «Gaith è il mio amico siriano»

Genova - Cosa hanno in comune nonna Annamaria Bertoli, 92 anni, genovese doc, e Ghaith, 23 anni, siriano, che camminano insieme lungo il giardino dell’istituto Brignole di corso Firenze, sotto lo sguardo affettuoso di un gruppo di volontari di Sant’Egidio? Entrambi hanno alle spalle la guerra - due guerre lontane, entrambe fatte di orrori e di morte - e oggi si sentono legati da un affetto che è più grande delle differenze di età, origine e religione.
«Per tutti ero U Rattin de guardarobeil topolino che se si infila nell’armadio diventa imprendibile - racconta lei, fiera del suo passato di staffetta partigiana - solo una volta i tedeschi mi hanno fermata e mi hanno messo una pistola qui, sulla nuca: qualcuno diceva che ero solo una ragazzina e avrei pianto, io no: ero dura, lo sono ancora adesso. Eravamo alla Benedicta, mesi prima della grande retata e della strage: e non versai una lacrima».
Gaith della guerra che si è lasciato alle spalle preferisce non parlare: è una ferita nella carne viva. E la Benedicta - è logico pensare - non dovrebbe nemmeno sapere cosa sia. «Invece ci sono stato, lei e i ragazzi di Sant’Egidio mi hanno spiegato tutto - svela il giovane, arrivato in Italia attraverso i corridoi umanitari della Comunità - la guerra è sempre brutta, io ho perso tante persone care nella mia terra, la Siria

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