martedì 21 marzo 2017

Locri: turismo e moda nei beni confiscati, la resistenza dei partigiani antindrangheta

Cooperative e associazioni in prima linea: "Così ci opponiamo al dominio". Il vescovo Oliva: "Segnali incoraggianti dai giovani che provano a cambiare la mentalità"


LOCRI - "OH, MI raccomando, ognuno telefoni a una famiglia della Locride, che portino ognuno cinque persone per dire da che parte stanno". Alle sei e mezza del pomeriggio, nella chiesa madre dove celebra una messa in ricordo di Vincenzo Grasso, una delle centinaia di vittime della mafia che si ricordano oggi, don Luigi Ciotti fa appello ai fedeli.


E' la risposta alla sfida lanciata da chi la notte tra domenica e lunedì si è "armato" di spray per imbrattare i muri dei palazzi della Chiesa, dell'amministrazione, della scuola di Locri con scritte che suonano come l'affermazione di una supremazia, quella del dominio della 'ndrangheta sulla gente di questo pezzo d'Italia dimenticata.

Se la Locride che "resiste" risponderà compatta all'appello di don Ciotti lo si vedrà oggi alla marcia in memoria di tutte le vittime della mafia, ma intanto chi da anni lavora a un progetto di riscatto e di opposizione alla ndrangheta non si tira certo indietro. "Chiunque sia stato a scrivere quelle frasi ci lancia una sfida sul lavoro che noi dobbiamo accettare. Tutti devono avere ben presente che non si può rispondere se non mettendo mano alla iniquità che il nostro territorio è costretto a subire da anni. La nostra strategia è dimostrare che la 'ndrangheta non è solo cattiva ma anche inutile e che l'etica invece è vincente ed efficace. Solo così delegittimeremo le mafie". 

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