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sabato 18 aprile 2020

Coronavirus, il mondo del vino trema: “Non fanno più ordini neanche quelli che non pagano”

La vendemmia del 2020, anche se in prospettiva di ottima qualità, rischia l’invenduto


C’è un vecchio motto usato in tempi di crisi che è tornato in auge tra i produttori di vino: «Non fanno più ordini neanche quelli che non pagano». E’ proprio così. «Stare in cantina è alienante - conferma da La Morra il barolista Pietro Ratti -. Sono solo in ufficio, il telefono non squilla mai e sembra di essere tornati alle Langhe di 30 anni fa, quando il turismo non esisteva ancora e tutto era più rallentato».

Tutti si chiedono: quanto durerà? «Nessuno, al momento, può fare previsioni serie. La ristorazione sarà l’ultima a ripartire e quindi per noi le conseguenze saranno in ogni caso pesanti. Ciò che era diventato un vanto e una conquista, ovvero essere riusciti a entrare nelle carte dei vini dei ristoranti di tutto il mondo, si sta rivelando una grande debolezza».

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L’epidemia frena ma è ancora critica la situazione in Lombardia. Arcuri: «Cinque volte i morti civili della seconda guerra mondiale»




L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia

Il crollo del PIL atteso in Italia ora è dell'ordine del 20% nei prossimi mesi e anche assumendo una ripresa nella seconda parte dell'anno, molte proiezioni del PIL italiano lo riportano indietro rispetto al livello pre-crisi (2007) di quasi un 20%.
Una buona parte di questo disastro economico è autoinflitto perché l'Italia è il paese che ha adottato il “modello Wuhan” di chiusura totale (“total lockdown”), prima e più di qualunque altro, tanto è vero che oggi si parla di “lockdown” all'italiana.
Nessuno sa con esattezza quale fosse il numero di morti in Wuhan che aveva indotto il governo cinese a questa politica. Ci sono molti report che stimano 10 o anche 50 volte più decessi in quella zona e anche in Cina di quelli ufficiali. Nel resto dell'Asia lo si è evitato e anche in Australia ad esempio. Durante queste vacanze pasquali si potevano vedere folle in spiaggia o in viaggio o nei parchi divertimento in tutta l'Asia mentre da noi si inseguivano a uno a uno con droni chi usciva di casa.
In Italia si assume che questo “total lockdown” stile Wuhan sia giustificato data la mortalità triplicata o quadruplicata a Bergamo, Brescia, Piacenza, Pavia e altre province del Nord nel mese di marzo rispetto agli anni precedenti e si possono leggere articoli che citano “14mila morti in più” o anche, come fa “la Stampa”, ad es. “63 mila morti in più” (da quando è iniziato il conteggio del Covid).
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Coronavirus, addio all'appuntamento quotidiano delle 18: come cambia la comunicazione dell'emergenza

A determinare la fine dei bollettini giornalieri è stato lʼandamento dei numeri. Ecco i nuovi collegamenti in streaming

Niente più conferenza stampa quotidiana di Angelo Borrelli, a capo della Protezione Civile, che grazie alla diretta streaming era entrata nelle case degli italiani e per diverse settimane ha rappresentato anche l'unico appuntamento istituzionale in cui fare domande agli esperti sulla pandemia. Dopo 55 giorni senza interruzioni, addio all'appuntamento, sostituito da due comunicazioni a settimana. Ecco cosa cambia.

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venerdì 17 aprile 2020

Coronavirus nel mondo, Wuhan rifà i conti: 50% di morti in più. Negli Usa oltre 4.500 vittime in 24 ore

Le vittime sono quasi raddoppiate in un giorno, ma Trump presenta il piano per riaprire l'America. Il governo cinese nega ogni tentativo di insabbiamento dei dati. In Spagna quasi 19.500 decessi



Mappa aggiornata · Evoluzione contagi

Il numero di morti per coronavirus negli Stati Uniti vola alla cifra record di 4.591 in 24 ore. E' quanto emerge da un'analisi effettuata dal Wall Street Journal sui dati della John Hopkins University. Il precedente record giornaliero era di 2.569 morti. Complessivamente sono 33.286 i decessi dall'inizio dell'emergenza. Il numero dei nuovi contagi, 31.451, è più o meno in linea con quello dei giorni precedenti e porta il totale a 671mila. Nonostante ciò Trump ha presentato il suo piano per riaprire il Paese.

Il piano di Trump: "Riapriamo l'America"

Gli Stati Usa che già rientrano  negli standard previsti "possono letteralmente riaprire domani". Lo ha detto il presidente Donald Trump durante la conferenza stampa sulle nuove linee guida federali per riaprire l'America dopo il lockdown per il coronavirus. La nuova direttiva prevede tre fasi di allentamento delle restrizioni, a tappe, se si rispettano i criteri elencati, anche se la decisione spetta comunque ai governatori. La prima fase di allentamento pone come condizione principale il calo dei contagi e dei ricoveri per 14 giorni consecutivi e Trump ha precisato che gli Stati che già rispettano questi standard possono riaprire immediatamente.

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I numeri dell'Iss: "Settemila morti nelle Rsa da febbraio, il 40 per cento per coronavirus"

I decessi in Lombardia, la Regione più colpita, sono stati 1.625 su 266 Rsa analizzate


In circa mille Rsa italiane dal primo febbraio ad oggi ci sono stati 2.724 decessi dovuti al Covid (364) oppure a sintomi simil-infuenzali (2.360) che fanno pensare comunque al coronavirus, anche se alla persona morta non è stato fatto il tampone. In tutto le morti degli ospiti di queste strutture, anziani non autosufficienti, sono state 6.773, quindi quelle che sono o potrebbero essere legate alla pandemia rappresentano il 40%.

Il dato arriva dalla survey dell'Istituto superiore di sanità sulle strutture per anziani non autosufficienti nel nostro Paese, presentata questa mattina. I decessi per coronavirus o sintomi influenzali in Lombardia, la Regione più colpita, sono stati 1.625 su 266 Rsa analizzate (il totale è di circa 700). Graziano Onder, direttore del dipartimento malattie cardiovascolari endocrino-metaboliche e dell'invecchiamento dell'Istituto ha   sottolineano che osservando i decessi bisogna tenere conto del fatto che a febbraio probabilmente circolava ancora anche un po' di influenza, che potrebbe essere la causa di alcuni dei casi non classificati come legati al Covid-19. Ma dai dati risalta anche come la maggior parte dei decessi osservati nello studio (addirittura il 43% in Lombardia) si concentri a marzo, specialmente nelle seconde due settimane. 


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La denuncia di oltre 150 operatori del Trivulzio: "Per noi niente mascherine e pazienti Covid non isolati"


Istat, + 20% di decessi tra 1 marzo e 4 aprile rispetto al periodo 2015-2019


Coronavirus, Ilaria Capua (virologa): «Nonni e nipoti non potranno più stare insieme come prima»

La corsa al vaccino è partita, molti gruppi lavorano anche in sinergia. A spiegare al Tg1 le ultime strategie per combattere il coronavirus è Ilaria Capua, direttrice dell'One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. I tempi del lavoro sono tempi almeno un annetto.
«Analisi sierologica è un'ottima idea: un'indagine che darà risultati davvero utili - spiega la Capua -. Ne abbiamo bisogno, serve una fotografia italiana con strumenti sovrapponibili, serve la stessa foto in Lombardia e in Sicilia: servono test approvati dal Ministero della Salute e validati. La macchina fotografica deve essere la stessa. Oggi vanno definite le categorie da mettere in sicurezza, non chi parte prima.
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Roche, messo a punto un test sierologico anti Covid-19

Il test, assicura l'azienda, sarà pronto per l'Unione europea già ai primi di maggio


Roche ha messo a punto un test sierologico per individuare la presenza di anticorpi contro il coronavirus nei pazienti esposti al contagio da Covid-19. La casa farmaceutica svizzera, si legge in una nota, "punta" a rendere il test disponibile agli "inizi di maggio" nella Ue e "sta attivamente lavorando" con la Fsa americana "per un'autorizzazione d'emergenza". "L'individuazione di questi anticorpi - spiega Roche - potrebbe aiutare a indicare se una persona ha sviluppato un'immunità al virus".
L'individuazione di anticorpi "è centrale per aiutare a identificare persone che sono state colpite dal virus, specialmente quelle che posso essere state infettate ma non manifestano sintomi", spiega Roche annunciando il prossimo lancio del test, chiamato Elecsys. "Inoltre, il test può aiutare screening prioritari fra gruppi ad alto rischio, come i lavoratori sanitari, i fornitori di prodotti alimentari che possono aver già sviluppato un certo livello di immunità e che possono continuare a servire o ritornare al lavoro. 

Elenco dei Medici caduti nel corso dell’epidemia di Covid-19

Roberto Stella, responsabile dell’Area Formazione della FNOMCeO, e presidente dell’OMCeO di Varese. E poi, oggi, Marcello Natali, Segretario Fimmg di Lodi. Ieri, Ivano Vezzulli, Medico di Medicina Generale nel lodigiano. Lunedì 16, Mario Giovita, medico di Medicina Generale della provincia di Bergamo. Prima di loro, Raffaele Giura, primario di pneumologia a Como. Carlo Zavaritt, ex assessore e medico bergamasco. Giuseppe Borghi, medico di Medicina Generale a Casalpusterlengo.
Il 7 marzo, Chiara Filipponi, anestesista di Portogruaro, deceduta però a causa di una malattia allo stadio terminale.
Si allunga purtroppo il triste elenco dei Medici caduti nel corso dell’epidemia di Covid-19.
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Morto con Covid19 il vicecomandante dei vigili urbani di Tortona Andrea Gastaldo

Torino – Andrea Gastaldo, 50 anni, vicecomandante dei Vigili Urbani di Tortona, è morto stasera verso le nove alle Molinette per un aggravamento del quadro patologico generale a causa del Covid19. Ricoverato una ventina di giorni fa, è stato subito trasferito nel capoluogo piemontese date le sue già critiche condizioni, per cui è stato subito trasferito in rianimazione e intubato. Gastaldo era stato colpito da Covid19 insieme ad altri tre colleghi, ma le sue erano le condizioni più gravi. Laureato in giurisprudenza a Genova, era entrato in servizio a Tortona circa 25 anni fa. Benvoluto da tutti, sia dai dipendenti comunali, sia dai colleghi che dalla cittadinanza, aveva sempre dato prova di grande equilibrio e capacità operativa. Tortona quindi si conferma la città più colpita dal coronavirus di tutta la Provincia di Alessandria. Si calcola che i morti in città siano oltre 250, un dato agghiacciante per una cittadina di soli 26.000 abitanti. 

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giovedì 16 aprile 2020

Autobus, treni, metropolitane. Ecco come ripartiranno i trasporti nella fase 2. Si punta su una app per il distanziamento

La ministra De Micheli: "Dobbiamo immaginare un modello organizzativo della società completamente diverso", basato su una modifica delle frequenze negli orari di punta e degli orari di lavoro"

Addio bus strapieni e metropolitane affollate all'ora di punta. Dal 4 maggio in avanti vetture e vagoni saranno a numero chiuso. Con ingressi contingentati e consentiti, laddove possibile, solo dalla porta anteriore, per controllare che non si superi la capienza massima imposta dal rispetto delle distanze di sicurezza. Se poi si riusciranno a installare dei sistemi conta-persone, tanto di guadagnato.

L'epidemia non solo ha cambiato le abitudini degli italiani, ma si avvia a modificare profondamento l'uso e l'accesso ai mezzi pubblici. "Non possiamo più immaginare che milioni di persone si muovano tutte insieme tra le 7.30 e le 9.30, non ce lo possiamo permettere sinché non troviamo il vaccino", ha spiegato infatti la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, anticipando il piano del governo sulla mobilità urbana: "Proprio perché abbiamo in testa di potenziare il servizio del trasporto pubblico dobbiamo immaginare un modello organizzativo della società completamente diverso", basato su "una modifica delle frequenze negli orari di punta e degli orari di lavoro" ha insistito la ministra.

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Addio al trasporto pubblico, dopo il Coronavirus tutti in auto privata

È morto Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno aveva contratto il coronavirus

Era ricoverato da fine febbraio a Oviedo. Aveva 70 anni

OVIEDO - Addio a Luis Sepúlveda: la sua incredibile voce, sospesa tra l'America latina a cui apparteneva e l'Europa dove si era rifugiato, si è spenta in un ospedale di Oviedo. Covid-19 ha ucciso anche lui, l'ultimo dei combattenti. Aveva 70 anni.
 
Esule politico, guerrigliero, ecologista, viaggiatore dal passo ostinato e contrario, esordì con un racconto bollato come pornografia dal preside del suo liceo, a Santiago del Cile. "Era il '63. Ci innamorammo tutti della nuova professoressa di storia. La signora Camacho, una pioniera della minigonna". Un compagno di classe gli chiese di scrivere una storia su di lei. Quindici-diciotto pagine. Finirono nelle mani del preside: "Questa è pornografia", gli disse. Provò a replicare: "Letteratura erotica". "Pornografia - tagliò corto - ma scritta molto bene".
 

Raccontava così Sepúlveda, pescando dal cilindro l'ennesimo saporito aneddoto quando di lui i lettori pensavano di conoscere già tutto: i lineamenti forti da guerriero stanco, gli occhi scuri che si accendevano di passioni, l'odore delle tante sigarette fumate. E lo faceva con quel talento da affabulatore che lo rendeva prima ancora che un abile scrittore, un inguaribile cantastorie. Scriveva favole Sepúlveda - e non ci riferiamo solo alla deliziosa Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - ma ai tanti romanzi al cui centro c'era l'eterna lotta tra il bene e il male. Non amava la cronaca puntigliosa, credeva che la letteratura fosse finzione e intrecciava i fili della narrativa per dare vita a personaggi picareschi e trame avventurose inzuppate di passioni e ideali. I suoi ovviamente, quelli per cui aveva lottato, viaggiato e infine scritto.

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A Piacenza forno crematorio in tilt: un centinaio le bare accatastate

E' in grado di occuparsi di una dozzina di feretri al giorno, ma ne arrivano il doppio


PIACENZA -Forno crematorio in tilt a Piacenza, dove un centinaio di bare sono state accatastate nella 'sala del congedo'. Lo spiega il quotidiano Libertà. I decessi a Piacenza, dall'inizio dell'emergenza coronavirus sono 314 ma il forno alla sua massima capacità può occuparsi al massimo di 12-13 cremazioni al giorno, mentre i feretri che arrivano quotidianamente sono 20-25: praticamente il doppio.


"Se non ci verranno concesse deroghe che abbiamo richiesto si rischia il collasso - spiegano i responsabili della struttura - inizialmente abbiamo dato una mano a Bergamo e Brescia, ricevendo salme anche da lì, ma non potremo più farlo: temo, però, che anche limitandoci ai soli piacentini la situazione non migliorerà".

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Piacenza, scossa di terremoto di magnitudo 4.2

Avvertita in mattinata nella zona di Cerignale, Ottone e Ferriere ma anche in molte zone della Liguria. Ieri sera altra scossa

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.2 è stata registrata dall'Ingv in provincia di Piacenza. I comuni più vicini all'epicentro della scossa, delle ore 11.42 e ad una profondità di tre km, sono stati: Cerignale, Ottone e Ferriere.

Già ieri sera, nella stessa zona del piacentino, alle ore 22.02, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia aveva registrato una scossa di magnitudo 3.5. La nuova scossa di terremoto ha fatto tremare l’Alta Valnure e l’Alta Valtrebbia, ma è stata avvertita fino in città. Molti i cittadini allarmati, non ci sarebbero danni gravi a persone o cose.

Le segnalazioni arrivano da tutta la provincia di Piacenza (compresa Val D’Arda e Val Tidone), ma anche da quelle di  Pavia e Parma. Molte segnalazioni sono arrivate anche da diverse zone della Liguria. 

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Bassetti: "Il Coronavirus resterà per molti anni, a una normalità totale non ci arriveremo più"

L'infettivologo del San Martino: "Impariamo a trattare meglio il mondo su cui viviamo"



GENOVA - Pochi dubbi per Matteo Bassetti, il direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, dovremmo abituarci a convivere con il virus ma fino alla prossima estate, ma per i prossimi anni. "Non sparirà neanche quando arriverà il vaccino. Non solo ci doveremo convivere questa estate ma ci dovremo convivere per i prossimi anni, probabilmente molti anni. Ormai questo virus è entrato, fa parte degli agenti eziologici che danno un quadro di polmonite o simile influenzale" spiega Bassetti uno dei primi mesi fa a dire che con il Coronavirus la popolazione si sarebbe dovuta abituare a convivere.

Guardando in prospettiva si parla già di fase 2 a maggio e in molti si chiedono come sarà la vita di tutti i giorni una volta passata la fase delle restrizioni massime chiamata appunto fase 1. Ma lo scenario che si presenta davanti non è esattamente dei più tranquillizzanti. "Noi medici è bene che impariamo a curare al meglio le persone colpite dal Covid-19 - spiega ancora Bassetti -. Poi però le persone devono imparare alcune regole molto semplici come il continuo lavaggio delle mani, imparare a non stare troppo vicino agli altri. A una normalità totale non ci arriveremo più. Anche in futuro non staremo più vicini in coda ad esempio, si eviterà di fare, cambieremo le nostre abitudini perchè questo virus sarà il nostro compagno di viaggio per molti anni cosi come è già per altri virus e batteri".

mercoledì 15 aprile 2020

Emergenza Coronavirus. Altri 673 nuovi contagiati in Piemonte

Fornaro: in Piemonte serve svolta sui tamponi e case di riposo


Questa sera 15 aprile, con il consueto bollettino diramato alle 19, l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che sono 18.446 (+673 rispetto a ieri) le persone finora risultate positive al “Covid-19” in Piemonte: 2.464 in provincia di Alessandria, 905 in provincia di Asti, 717 in provincia di Biella, 1.800 in provincia di Cuneo, 1.747 in provincia di Novara, 8.753 in provincia di Torino, 850 in provincia di Vercelli, 906 nel Verbano-Cusio-Ossola, 210 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 94 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
Sale il numero dei pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, oggi sono 155 più di ieri. Ora il numero complessivo di pazienti guariti, è di 1.628 di cui 112 (+27) in provincia di Alessandria, 79 (+6) in provincia di Asti, 87 (+5) in provincia di Biella, 163 (+16) in provincia di Cuneo, 109 (+7) in provincia di Novara, 869 (+77) in provincia di Torino, 94 (+3) in provincia di Vercelli, 90 (+12) nel Verbano-Cusio-Ossola, 25 provenienti da altre regioni (+2). Altri 1.437 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.
Ancora 95 i decessi di persone positive al test del Coronavirus di cui 30 al momento registrati nella giornata di oggi. Occorre ricordare che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi covid.
Il totale complessivo è ora di 2.064 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 413 ad Alessandria, 100 ad Asti, 134 a Biella, 145 a Cuneo, 201 a Novara, 845 a Torino, 113 a Vercelli, 89 nel Verbano-Cusio-Ossola, 24 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

"Il virus europeo più mutevole e contagioso". Gli studi sul genoma scovano le differenze fra i ceppi

Il 9 febbraio in Gran Bretagna è comparsa una mutazione che rende l'Rna del coronavirus più instabile. Da lì il sottogruppo si è diffuso nel resto del continente e in America. La scoperta di un'équipe italiana e americana che ha analizzato le differenze fra 220 microrganismi sequenziati e ha pubblicato la ricerca in rete


Guardando bene in faccia il coronavirus, alcune differenze cominciano a emergere. Non tutti i gruppi sono uguali. Il ceppo cinese e quello europeo-americano sono ben distinguibili, grazie all’analisi dei loro genomi. In Europa e negli Usa, in particolare, leggendo l’Rna lettera per lettera, i ricercatori hanno scoperto delle mutazioni che lo renderebbero più mutevole e potenzialmente contagioso. Le mutazioni notate da un’équipe dell’università del Maryland (con il pioniere delle ricerche sull’Aids Robert Gallo e l’italiano Davide Zella), del Campus Biomedico e dell’Area Science Park di Trieste riguardano un enzima essenziale per la replicazione del virus, chiamato polimerasi Rna dipendente.

Analizzando 220 genomi del virus, fra le migliaia sequenziate e pubblicate online dagli scienziati di tutto il mondo, i ricercatori italiani e americani hanno puntato l’attenzione sulla mutazione dell’enzima della polimerasi: “Nel nostro database – scrivono sulla rivista Journal of Translational Medicine – la prima comparsa di questa mutazione è del 9 febbraio in Gran Bretagna, quando un drammatico incremento dei pazienti infettati in Europa viene registrato dall’Oms”. Oltre a rendere potenzialmente più contagioso il virus, questo cambiamento del genoma lo rende anche più instabile. La mutazione tocca infatti anche il meccanismo di “correzione delle bozze” dell’Rna del virus, ovvero del suo materiale genetico (i coronavirus non hanno Dna, ma una molecola simile: l’Rna). Ogni volta che il genoma di un organismo si replica, avvengono degli errori di trascrizione. Un sistema di revisione del testo in genere riduce il numero delle sviste. I ceppi europeo e americano del coronavirus (l’uno è derivato dall’altro: il contagio negli Usa proviene soprattutto dall’Europa), per effetto della mutazione del 9 febbraio, sembrano avere un correttore di bozze particolarmente distratto, che favorisce la proliferazione di copie un po’ diverse dall’originale.


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La mappa mondiale del contagio

Coronavirus, in Piemonte 5 milioni di mascherine ai cittadini per la ripartenza

Coronavirus, in Piemonte 5 milioni di mascherine ai cittadini per la ripartenza
Saranno finanziate con 6 milioni di euro grazie alle donazioni fatte alla Regione

Coronavirus, in Piemonte 5 milioni di mascherine ai cittadini per la ripartenza

Cinque milioni di mascherine lavabili per i cittadini piemontesi per affrontare al meglio la futura "Fase 2" e ripartire in sicurezza.
La Giunta regionale ha infatti predisposto una modifica al bilancio per garantire la copertura economica necessaria all’acquisto delle mascherine da distribuire a tutta la cittadinanza. Lo ha comunicato la Regione in una nota stampa, sottolineando che è stato approvato nella mattinata di oggi, mercoledì 15 aprile, un provvedimento che verrà presentato domani, giovedì 16, ai capigruppo del Consiglio regionale, per destinare 6 milioni di euro per il 2020 all’acquisto e distribuzione di dispositivi di protezione per tutta la popolazione piemontese, attraverso una modifica della legge 14 sulla Protezione civile.


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Mappa Positivi in Piemonte

La strage degli anziani nella RSA Santa Chiara di Lodi e il silenzio della sindaca leghista

Cinquantadue morti a marzo (rispetto ai 4 decessi dello stesso periodo 2019), 6 fino al 7 aprile. Sono i numeri della strage silenziosa all’Rsa “Santa Chiara” di Lodi, nella prima zona italiana a essere toccata dalla diffusione del Covid-19. Molto probabilmente anche loro vittime del contagio da coronavirus, ma che non rientrano nel computo ufficiale fornito dalla Regione Lombardia sin qui.

La strage degli anziani nella RSA Santa Chiara di Lodi e il silenzio della sindaca leghista

In Procura sono già due gli esposti presentati da parenti di anziani ospiti deceduti. In uno, riporta un articolo di Cristina Vercellone su Il Cittadino di oggi, si legge:
Le prima misure di limitazione degli accessi di esterni a Santa Chiara sono state disposte, a quanto risulta, solo il 3 marzo, con l’introduzione di un modulo di autocertificazione dello stato di salute del visitatore in ingresso. Solo dal 5 marzo è stato limitato l’accesso ai visitatori esterni alla struttura. Ci sono stati ingressi di nuovi ospiti (in sostituzione degli ospiti deceduti) ben dopo il 20 febbraio, con alcuni casi dopo il 5 marzo
La campagna di screening col tampone nella Rsa è cominciata solo il 9 aprile (il primo caso di coronavirus a Codogno è stato rilevato il 20 febbraio e reso noto il giorno dopo) e solo per 55 ospiti sintomatici. Non per tutti, quindi, e non per il personale della struttura, che è di proprietà dell’omonima Fondazione, un ente di promozione sociale di diritto privato e di interesse pubblico, soggetto alla vigilanza dell’Azienda di Tutela della Salute (Ats) ma che, in quanto ente strumentale del Comune, vede il sindaco nominare direttamente i componenti del consiglio di amministrazione.

A Lodi, a guidare l’amministrazione di centrodestra, c’è la sindaca leghista Sara Casanova, eletta nel 2017 e già assurta agli onori delle cronache nazionali per il caso mense, quando rischiavano di essere esclusi dalla refezione scolastica i bambini figli di immigrati che non avessero potuto produrre l’autocertificazione nei paesi di provenienza dei genitori su eventuali redditi all’estero. Sindaca che, in questa situazione di emergenza, ha invece preferito prendersela con molta più calma, molto verosimilmente per questioni di “scuderia” (a guidare la Regione c’è il leghista Attilio Fontana), tanto che il primo incontro con i vertici di Santa Chiara e dell’Ats (che nel frattempo aveva autorizzato dal 2 aprile la formazione di personale della struttura per effettuare i tamponi), l’ha fissato soltanto il 6 aprile.

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APPELLO URGENTE IMPONENTE INCENDIO NELLA ZONA DI ESCLUSIONE DI CHERNOBYL. POPOLAZIONI A RISCHIO E PROBLEMA MONDIALE

Oltre al problema universale della pandemia da coronavirus, un’ altra grande preoccupazione affligge noi tutti: gli enormi incendi che da 10 giorni bruciano le foreste della zona di esclusione di Chernobyl e che si stanno dirigendo verso la centrale nucleare. Oltre 8.000 ettari sono stati interessati


La situazione è drammatica nella provincia di Polesie (regione di Kiev) in Ucraina. Immensi fumi acri liberatesi dagli incendi stanno causando seri problemi respiratori agli anziani e ai bambini, già sotto minaccia da coronavirus. Sono interessati tutti i villaggi della provincia, soprattutto Ragovka, Lugovichi, Radynka, Mar’yanovka, Maksimovichi. Markovka. E’ completamente bruciato il villaggio di Vilìcha. Molti bambini e le loro famiglie sono rimaste senza casa, vestiti, alimenti. Il fumo radioattivo agisce negativamente nell’organismo umano, soprattutto in quello dei bambini.
Gli elementi radioattivi rilasciati dalla combustione degli alberi si muovono nell’atmosfera tramite i venti, si spostano per lunghe distanze e si depositano sui terreni o contaminandoli di nuovo o per la prima volta. Gli incendi nella zona di esclusione oltre a determinare maggiori incorporazioni di Cesio137  nei bambini, aumentano i livelli ematici di omocisteina1, un amminoacido che determina, già in giovane età, infarti, trombosi, ictus oltre che aborti e malformazioni feto placentari. Tutto questo in bambini che, per la permanenza in territori afflitti dalle gravi conseguenze del fallout di Chernobyl, soffrono – nonostante siano passati 34 anni – di disturbi cardiaci (82%) e alterazioni tiroidee (55,2%).

Coronavirus, a Mosca coda chilometrica di ambulanze per l’ospedale

I mezzi erano tutti in attesa di entrare nella struttura sanitaria - Ansa /CorriereTv

Una coda chilometrica quella che si è verificata in Russia, a Mosca. Una fila infinita di ambulanze, in attesa di entrare in una struttura ospedaliera.

martedì 14 aprile 2020

Coronavirus: indagati i vertici delle Rsa lombarde con pazienti deceduti

Nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla Procura, perquisizioni al Trivulzio dove sono 143 gli anziani deceduti da marzo


Sono 143 in totale, da marzo ad oggi, gli anziani morti che erano ospitati al Pio Albergo Trivulzio di Milano, struttura al centro dell'indagine della Procura milanese. Lo ha appreso l'ANSA. Già dai primi giorni di marzo i sindacati Cisl-Cgil, che seguono alcuni operatori della casa di riposo e riabilitazione, avevano inviato lettere ai vertici dell'istituto lamentando l'assenza di mascherine e presunte minacce agli infermieri che volevano usarle. Nelle indagini si dovrà verificare quali morti siano correlate alla diffusione del Coronavirus nella Rsa.
La Gdf di Milano da questa mattina è impegnata a perquisire le sedi del Pio Albergo Trivulzio di Milano coinvolto nell'inchiesta aperta dalla Procura sulle morti dei pazienti durante l'emergenza coronavirus. Le perquisizioni e le acquisizioni di documenti in corso riguardano anche altre strutture. Per ora la squadra di polizia giudiziaria, guidata da Maurizio Ghezzi, del dipartimento coordinato dall'aggiunto Tiziana Siciliano è entrata anche negli uffici della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e in una residenza a Settimo Milanese, mentre la Gdf sta lavorando nelle sedi del Pat.