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venerdì 1 marzo 2013

Il Pil scende del 2,4%, consumi giù

«Quasi annullata» la risalita avvenuta tra il 2009 e il 2011. La pressione fiscale alle stelle
 
Nel 2012 il Pil è crollato del 2,4%. Lo ha comunicato l’Istat spiegando che l’ultima previsione del governo contenuta nella nota di aggiornamento del Def stimava un analogo calo . Un’ulteriore riduzione rispetto all’anno precedente, in cui si era verificato, invece, un incremento dello 0,4%, in netto rallentamento rispetto alla crescita dell’1,7% del 2010 . Una risalita «quasi annullata» dalla caduta avvenuta negli ultimi mesi, che ha fatto «scendere il Pil in volume leggermente al di sotto del livello registrato nel 2009». Ancora meno confortanti le stime sul Pil reale, sceso sotto i livelli del 2001. Il crollo è stato accompagnato una diminuzione delle importazioni di beni e servizi del 7,7%, che ha accentuato la contrazione delle risorse disponibili (-3,6%). Dal lato degli impieghi si registra una contrazione sia dei consumi finali nazionali (-3,9%), sia degli investimenti fissi lordi (-8,0%). Un contributo negativo alla variazione del Pil particolarmente ampio (-4,8 punti percentuali) è venuto dalla domanda nazionale, mentre la variazione delle scorte ha sottratto 0,6 punti percentuali. All’opposto, la domanda estera netta ha fornito un forte apporto positivo (3,0 punti percentuali).

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