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venerdì 5 giugno 2020

La lettera di un’infermiera ai negazionisti del Covid-19

La lettera di Giulia - infermiera 30enne risultata positiva al Covid-19 - rivolta a tutti i negazionisti del virus.

Giulia Oriani, un’infermiera 30enne della provincia di Milano, ha deciso di scrivere su Facebook una lettera rivolta a a tutti i negazionisti del Covid-19 che nel corso delle scorse settimane hanno riempito le piazze d’Italia. Dai Gilet arancioni ad una parte dei manifestanti del centrodestra in piazza il 2 giugno, una frazione di paese che nega la possibilità anche solo che il virus sia mai esisto.
L’infermiera Giulia ha così deciso di raccontare la sua esperienza sul campo, il suo duro lavoro, senza soste, sempre in prima linea con il timore di ammalarsi essa stessa, una paura che poi purtroppo è diventata realtà. Pochi sintomi e la sensazione di averla comunque scampata, salvo poi accusare diversi disturbi post traumatici da stress.

Lettera di un infermiera ai negazionisti

Queste le parole di Giulia rivolte ai complottisti che negano il virus: “Mi chiamo Giulia, ho 30 anni e sono un’infermiera. Nel mese di marzo mi sono ammalata di Covid-19. Inizialmente, nella sfortuna, ho pensato di essere stata fortunata, di averla ‘sfangata’ con pochi sintomi, senza che fosse necessario il ricovero in ospedale… un po’ di febbre, qualche dolore muscolare, difficoltà respiratorie lievi e risolte in pochi giorni, un solo accesso in ospedale per broncospasmo.
Niente di che, insomma. I problemi sono iniziati circa dieci giorni dopo la mia negativizzazione al tampone. Uno strano dolore alla gamba, un esame al volo e la diagnosi di Trombosi Venosa Profonda. Il che significa che in una vena della mia gamba (dopo qualche giorno, in due vene diverse) si era formato un coagulo così grosso da non far passare più il sangue. Ho 30 anni, e il mio sangue coagula come quello di un vecchietto allettato.
Da lì, il mio calvario. Sono stata vista da: chirurgo vascolare, chirurgo generale, ematologo, psichiatra, medico d’urgenza e cardiologo”.


Il calvario raccontato dall’infermiera

“Ho eseguito – scrive ancora l’infermiera – 5 eco-doppler alla gamba, un’ecografia della parete muscolare dell’addome, una lastra del torace, una TAC torace e arto inferiore con mezzo di contrasto, un ECG-holter delle 24h, un ecocardio e un’infinità di esami del sangue.

Mi sono sentita diagnosticare una doppia trombosi venosa profonda con riduzione del flusso persistente dopo due mesi di terapia e parziale dilatazione della vena, una tachicardia sinusale con battiti ectopici ventricolari e sopraventricolari, un disturbo post-traumatico da stress con insonnia, una vasculite post covid-19. Ho avuto spesso, troppo spesso, paura. Tanta. Paura di non poter mai più tornare a svolgere il mio lavoro come prima, paura di morire. Mi hanno imbottita di psicofarmaci prima di capire che non era l’ansia la causa della tachicardia, ma mi hanno detto di continuare a prenderli, per dormire. Peccato che io non dorma da settimane. Ogni notte mi sveglio a causa degli incubi che faccio. Dormirò sì e no 4 ore. Convivo con un fantasma, quello della malattiaSono arrivata ad odiare la mia casa, diventata una prigione da ormai 79 giorni”.

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