Pagine

sabato 25 aprile 2020

«Chi è guarito dal coronavirus non è detto che poi sia immune»

Lo sostiene l'Oms in un recente rapporto secondo cui mancano le prove

GINEVRA - Non ci sono ancora prove scientifiche che le persone che sono guarite dal Covid-19 abbiano anticorpi che proteggono da una seconda infezione. Lo ricorda l'Oms in un documento appena pubblicato.
Nel documento si precisa che «a questo punto della pandemia non ci sono abbastanza evidenze sull'efficacia dell'immunità data dagli anticorpi per garantire l'accuratezza di un 'passaporto di immunità' o un 'certificato di libertà dal rischio'».

Alcuni governi, spiega l'Organizzazione, hanno suggerito che trovare gli anticorpi al Sars-CoV-2 possa servire come base per un 'passaporto di immunità' che può permettere agli individui di viaggiare o di tornare al lavoro con l'assunzione che siano protetti da una reinfezione.

Continua qui

I casi di coronavirus hanno superato la soglia dei 2,8 milioni

venerdì 24 aprile 2020

Covid-19. In Italia i contagi scendono, in Piemonte no, 731 più di ieri

L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che sono 24.050 le persone finora risultate positive al “Covid-19” in Piemonte: 3.151 in provincia di Alessandria, 1.358 in provincia di Asti, 903 in provincia di Biella, 2.291 in provincia di Cuneo, 2.175 in provincia di Novara, 11.765 in provincia di Torino, 1.070 in provincia di Vercelli, 971 nel Verbano-Cusio-Ossola, 222 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 144 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
I ricoverati in terapia intensiva sono 253 (-8 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 2.922. Le persone in isolamento domiciliare sono 12.262. I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 127.108, di cui 66.429 risultati negativi.
Il numero di pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, è di 3.762 (333 in più di ieri): 333 (+16) in provincia di Alessandria, 138 (+13) in provincia di Asti, 173 (+17) in provincia di Biella, 403 (+26) in provincia di Cuneo, 305 (+23) in provincia di Novara, 1.919 (+187) in provincia di Torino, 203 (+13) in provincia di Vercelli, 239 (+36) nel Verbano-Cusio-Ossola, 49 provenienti da altre regioni (+2).
Altri 2.114 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.
Sono 69 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19”, di cui 20 al momento registrati nella giornata di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

CORONAVIRUS: BIANCA, la modella di BOLOGNA, perché è ANCORA POSITIVA dopo 57 giorni e 6 tamponi?

Bianca Dobroiu, modella di 23 anni di origine rumena che vive a Bologna, è stata la PAZIENTE 1 ricoverata con vertigini e febbre il 28 Febbraio scorso all’Ospedale Sant’Orsola nel capoluogo emiliano; Dopo qualche giorno, il 5 Marzo viene dimessa.
Ora la brutta notizia. Dopo ben 57 giorni e 6 tamponi Bianca risulta ancora positiva al Covid, tanto che su Facebook si sfoga così: “sono passati 57 giorni, ecco il nuovo risultato. Beh, nuovo non è perché non è mai cambiato: e questo ormai da quasi due mesi. Ma ci ho sempre dato poco peso aspettando che cambiasse qualcosa. Non sta cambiando proprio nulla e la cosa a oggi mi spaventa un pochetto. Non è normale tutto questo, e ancor di più se io dal 10 di marzo non ho più alcun sintomo” .
Poi in relazione ai tamponi, tutti ancora positivi dopo quasi due mesi, Bianca aggiunge affranta: “Soltanto uno, il quarto fatto un mese fa, era inizialmente incerto, ma poi anche il quinto e il sesto, hanno dato sempre lo stesso esito”. E circa il suo stato attuale Bianca aggiunge: “Fisicamente è come se non avessi nulla, proprio zero assoluto. Certo sono debole a volte, ma dopo due mesi chiusa in camera penso sia anche una cosa normale... non e che come cosa faccia poi tanto bene fisicamente. Ma non ho più male, non ho più febbre; nonostante ciò però continuo a non riprendermi, continuo a risultare positiva. Ma tutto questo è normale? 
Continua qui

Documenti, tutte le scadenze prorogate dal Coronavirus

Documenti, tutte le scadenze prorogate dal Coronavirus
Dalla patente alla carta d'identità, fino a permesso di soggiorno e assicurazione auto: dalla Polizia di Stato tutte le proroghe autorizzate dall'emergenza Covid-19

Documenti, tutte le scadenze prorogate dal Coronavirus

L'emergenza Coronavirus, i DPCM e il non poter uscire di casa hanno inciso anche sulle scadenze di atti amministrativi e autorizzazioni. In molti si domandano come fare con documenti scaduti, dalla patente di guida alla carta d'identità, in questo tempo di emergenza sanitaria. Ma il Decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 ha autorizzato alcune proroghe che è importante conoscere.
Come riportato anche sul sito ufficiale della Polizia di Stato, ecco di seguito le norme entrate in vigore in merito a documenti scaduti o prossimi alla scadenza.
Revisione veicolo
Con la revisione del veicolo scaduta al 17 marzo 2020 o in scadenza entro il 31 luglio 2020, è consentita la circolazione fino al 31 ottobre 2020 senza aver effettuato la visita di revisione



Continua qui



Coronavirus: oltre 190mila morti nel mondo, Usa vicini a 50mila decessi

I morti provocati dal coronavirus a livello mondiale hanno superato quota 190.000, mentre il numero complessivo dei casi ha passato la soglia dei 2,7 milioni: è quanto emerge dal conteggio aggiornato della Johns Hopkins University.
    Nel mondo si registrano adesso 190.861 decessi a fronte di 2.709.408 casi mentre le persone guarite sono 738.490.
 Gli Stati Uniti si avvicinano al primato dei 50.000 morti per coronavirus.
Continua qui
«Piacenza è la provincia italiana con il più alto tasso di mortalità da Covid-19»

«Piacenza è la provincia italiana con il più alto tasso di mortalità da Covid-19»



L’odissea di un alessandrino: “Isolato da marzo, tra dati persi dall’Asl e tamponi in ritardo”

ALESSANDRIA – “Una situazione assurda”. Federico, un nostro lettore residente ad Alessandria, ha scritto alla redazione di Radio Gold per raccontare la sua storia, tra timori, attese e speranze deluse, in particolare a causa di un “palese disservizio fornito dall’Asl di Alessandria rispetto all’emergenza coronavirus.
Agli inizi di marzo scorso mio padre ha iniziato il periodo di isolamento domiciliare, in quanto siamo stati informati che un nostro amico di famiglia era risultato positivo al tampone, e mio padre 72enne era stato a suo stretto contatto la settimana prima. Posto così in isolamento, mio padre ha sviluppato velocemente i sintomi influenzali, e anche io ho iniziato ad accusare alcuni malesseri, tra cui mal di gola e febbre, che hanno comportato anche per me la necessità di isolamento.
Intanto, dall’Asl venivamo rassicurati che sarebbero venuti a effettuare il tampone a entrambi entro 48 ore (in quanto mio padre anziano e io immunodepresso). Da lì sono iniziati i problemi: dalla richiesta di tampone effettuata ai primi di marzo non abbiamo avuto più notizie per svariati giorni; abbiamo chiamato medici e 118 per chiedere se potevano venire a visitare almeno mio padre, essendo anziano, ma ci hanno detto che non si poteva. Abbiamo allora chiamato l’Asl per avere notizie, scoprendo amaramente che avevano perso i nostri dati e di conseguenza la richiesta di tampone non era stata attivata. Ripresero così nuovamente i nostri dati per l’effettuazione del tampone.
Continua qui

Negativo al tampone ma ricoverato in un reparto covid: “Mio padre non c’è più e non mi do pace”

“È l’epidemia della A21”: così il virus si è spostato lungo l’autostrada da Brescia a Torino

La diffusione del coronavirus nelle province del Nord Italia avrebbe seguito una traiettoria precisa, da Bergamo e Brescia, a Lodi e Piacenza, fino ad Alessandria e Torino. Un percorso che che ricalca il tracciato dall’autostrada A21. A rilevarlo è uno studio sui tassi di mortalità dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “L’epidemia non guarda ai confini amministrativi ma piuttosto alle grandi vie di comunicazione e scambio”, ha spiegato Carlo Signorelli, il primo autore della ricerca.


Si potrebbe definire “l’epidemia della A21”. La diffusione del coronavirus nel nord Italia avrebbe una traiettoria precisa, ed è quella che va da Bergamo e Brescia, a Lodi e Piacenza, fino ad Alessandria e Torino. Un percorso che a ricalca quello dell'autostrada che unisce il capoluogo piemontese all'est della Lombardia. A rilevarlo è uno studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano che si è concentrato sulla rilevazione dei tassi di mortalità per Covid-19 dall’inizio dell’epidemia fino al 17 aprile scorso.

Continua qui

I dati sul Coronavirus in Italia spiegati: il boom di guariti avvicina la fine della pandemia


Coronavirus, Colombia choc: catene di legno e ore sotto il sole per chi vìola la quarantena. Bastonate in India

Non volete stare a casa in quarantena per l'epidemia? Non avete soldi per pagare le multe? Allora vi mettiamo alla berlina, in mezzo alla strada, così imparate. Seduti a terra, con i piedi incatenati in una trave di legno, una vera e propria gogna, come lo strumento punitivo, di contenzione, di controllo, di tortura, utilizzato prettamente durante il Medioevo. Solo che non vengono imprigionate mani e testa, ma solo i piedi. Questa incredibile, sicuramente arcaia forma di punizione, è in uso in questi giorni di quarantena a Tuchin, comune colombiano situato nella parte settentrionale del dipartimento di Cordova. La sua popolazione è indigena, discendente dell'etnia Zenú. La misura si applica a coloro che non rispettano l'isolamento per il coronavirus e transitano per le strade del piccolo comune, cuore del Paese per la produzione del cappello vueltiao, ovvero il particolare sombrero colombiano. I “colpevoli” vengono esposti al sole, la prima volta per 20 minuti, ma se la violazione della quarantena è ripetuta, il tempo della punizione aumenta progressivamente.

Continua qui

Coronavirus, Trump: «Iniezioni di disinfettante per uccidere il virus». Gli esperti: «Dichiarazioni irresponsabili»

La luce solare, i raggi ultravioletti o il disinfettante iniettato nel corpo per uccidere il coronavirus. È il suggerimento che arriva da Donald Trump che indica che si potrebbero testare iniezioni di ultravioletti, di disinfettanti e di candeggina per vedere se uccidono il coronavirus. L'indicazione scatena subito una pioggia di polemiche con molti esperti che definiscono «irresponsabile e pericolo» il suggerimento di Trump perché potrebbe spingere qualcuno a provare a iniettarsi il disinfettante in casa per conto proprio. 

Continua qui

Coronavirus, polmoni, olfatto e sapori: le conseguenze post contagio. Si resta infetti anche per due mesi

giovedì 23 aprile 2020

Ospedale di Lavagna, tampone negativo ma poi muore di Covid19: reparto infettato

Un quarantenne dimesso dal reparto coronavirus di Sestri Levante (GE): ha contagiato otto pazienti e quattro operatori



Un paziente chiavarese di 41 anni prima negativo, poi diventa positivo e contagia otto pazienti e quattro operatori sanitari del reparto di Medicina dell'ospedale di Lavagna.

L'uomo era stato trasferito a casa dal reparto Covid di Sestri Levante dopo essere risultato negativo ad un tampone; poi era entrato nell'ospedale di Lavagna, in un reparto no covid, dove è morto. Gli accertamenti compiuti dopo il decesso hanno accertato che era positivo. L'intero reparto di Medicina è stato sgomberato e sanificato da una ditta specializzata. 

Subito dopo la scoperta della positività, la Asl4 ha verificato che l'uomo morto, originario di Canosa in Puglia, era stato a contatto di medici, infermieri e pazienti nel reparto di Medicina senza accorgimenti. 
I parenti sono "sconcertati" da quanto accaduto, ha detto un operatore dell'azienda funebre che si è occupato dei preparativi per il funerale.
Solo l'insistenza del medico di famiglia, si è appreso, aveva consentito di ricoverare l'uomo a Lavagna, dopo le dimissioni da Sestri Levante. Il paziente aveva infatti difficoltà a respirare e il medico chiedeva esami che si potevano effettuare solo in ospedale.

Farmacista al lavoro, ma era in quarantena: indagato alla Spezia

Fonte immagine
La spezia - Un medico spezzino è stato sorpreso al lavoro nella sua farmacia, nonostante fosse in quarantena. Il professionista era sottoposto a sorveglianza attiva perché positivo al coronavirus.
Il blitz della polizia locale è scattato questa mattina nel nord-est della città. Il titolare della rivendita stava aprendo al pubblico quando i vigili sono intervenuti per identificarlo, di fronte a numerosi clienti già in coda.
"Gli agenti del reparto Sicurezza - spiegano dal comando della polizia municipale spezzina - hanno effettuato l'ispezione all'interno del locale, utilizzando i dispositivi di protezione, e hanno confermato la positività del farmacista consultando un data base riservato in uso alla centrale operativa  contenente dati identificativi delle persone in ambito cittadino soggette a provvedimenti di sorveglianza attiva".
Il professionista è stato infine segnalato per violazione del testo unico delle leggi sanitarie che prevede l'arresto da 3 a 18 mesi e l'ammenda da 500 a 5000 euro.
Continua qui

Varese Ligure, positivo medico di base. «Isolamento per tutti i pazienti»


Scoperto positivo dopo la morte in corsia. Allarme a Lavagna, chiuso reparto di ospedale


mercoledì 22 aprile 2020

Chi non ha fatto il tampone non esiste

In Lombardia i malati di COVID-19 senza tampone sono decine, forse centinaia di migliaia: non risultano da nessuna parte e non hanno obbligo di quarantena, ed è un grosso problema


«Sono guarita veramente?». Mariarosa Soldati, 71 anni, di Crema (provincia di Cremona), è stata una delle migliaia di persone in città ad essersi ammalate a causa del coronavirus. Soldati ha ricevuto la diagnosi tramite TAC, e non tramite tampone: per questo per lo Stato italiano, e per la regione Lombardia, non si è mai ammalata di COVID-19. Ha da poco finito l’isolamento di 14 giorni ma non ha la certezza di essere guarita, perché nessuno le ha fatto i due tamponi di controllo, e nessuno probabilmente glieli farà.
In Lombardia, la regione italiana più colpita dal coronavirus, decine di migliaia di persone si sono ammalate di COVID-19, ma come Mariarosa Soldati non sono mai state sottoposte a un tampone. Secondo tutte le stime, sono molte di più di quelle che hanno avuto una diagnosi positiva attraverso un tampone: sono la parte non emersa dell’iceberg.
Molte non hanno fatto nemmeno una TAC e hanno ricevuto una diagnosi per telefono. Per la legge italiana non sono obbligate alla quarantena, perché manca una diagnosi accertata: almeno sulla carta, se non hanno la febbre alta possono fare tutto quello che è permesso a chi oggi è sano, per esempio andare a fare la spesa. Vivono con persone che non hanno alcun obbligo di stare in casa, e che vanno anche a lavorare, se impiegate in uno dei settori considerati essenziali (e non sono pochi). Fanno parte di in un’enorme zona grigia, di incertezza e preoccupazione.
Continua qui

Usa, già a inizio febbraio la prima vittima di coronavirus

Il primo decesso per coronavirus negli Stati Uniti è avvenuto in California all'inizio di febbraio, il secondo a metà dello stesso mese. Le autorità sanitarie locali hanno spiegato che dalle autopsie è emerso come due soggetti morti nella contea di Santa Clara il 6 e il 17 febbraio avessero contratto il Covid-19, segno che il virus potrebbe essersi diffuso diverse settimane prima rispetto all'inizio dell'emergenza.

Fonte


Coronavirus, negli USA prima vittima già a inizio febbraio

Coronavirus, in Brasile troppi morti per l'epidemia: la sepoltura è comune

Fosse comuni nell'Amazzonia brasiliana per far fronte all'aumento di decessi per l'epidemia di coronavirus. Il sindaco di Manaus, Arthur Virgilio Neto, lo ha annunciato tra le lacrime, affermando che Manaus "non sta vivendo un'emergenza ma una calamità naturale". La capitale amazzonica registra al momento 1.664 contagi ufficiali, dei quali 166 mortali.

Continua qui (video)

L’ADDIO DI UN NONNO MORTO IN UNA RSA: UCCIDE PIÙ L’INDIFFERENZA DEL CORONAVIRUS

DI CHIARA FARIGU
Impossibile restare indifferenti dinanzi che questa che più che una lettera sembra un atto di accusa. A scriverla un uomo di 85, ‘ospite’ in una delle tante Rsa, qualche giorno prima che il coronavirus avesse la meglio su di lui.
‘Prigione dorata’, così chiama la struttura nella quale ha vissuto gli ultimi anni sentendosi solo un numero. Prigione nella quale ha chiesto lui, ai suoi familiari, di essere portato per non essere di peso a nessuno. Scelta della quale si è poi pentito amaramente. Dopo essere diventato un numero, nient’altro che un numero, rimarca più volte, lui, che in passato è stato uno stimato avvocato.
Scrive ai suoi familiari, ai suoi cari figli e nipoti. Non ha bisogno di niente, sottolinea, se non di una loro carezza, di un abbraccio o di una voce che gli chieda ‘come stai oggi, nonno’? A mancargli è stato soprattutto l’odore di casa sua, il profumo della biancheria fresca di bucato, i discorsi attorno alla tavola imbandita, persino le discussioni che inevitabilmente si accendevano dinanzi a opinioni divergenti.
A mancargli, insomma, la sua famiglia, ‘non volevo dirvelo per non recarvi dispiacere’.
Nella mia vita, scrive nella lettera, non ho voluto mai essere di peso a nessuno. Figurarsi ‘quando ho visto di non essere più autonomo, incapace di svolgere qualunque funzione. Ma ora che sto morendo lo posso dire: mi sono pentito. E se potessi tornare indietro supplicherei mia figlia di farmi restare con voi fino all’ultimo respiro, almeno il dolore delle vostre lacrime unite alle mie avrebbero avuto più senso di quelle di un povero vecchio, qui dentro anonimo, isolato e trattato come un oggetto arrugginito. Questo coronavirus ci porterà al patibolo, ma io già mi ci sentivo, l’altro giorno l’infermiera mi ha preannunciato che se peggioro forse mi intuberanno o forse no. La mia dignità di uomo è stata già uccisa’.
Continua qui

martedì 21 aprile 2020

Arezzo, uccide la figlia di 3 anni e tenta suicidio lanciandosi in un pozzo

E' in un piccolo centro della provincia. In casa il fratellino più grande di 12 anni, ferito in modo lieve. L'uomo è un operaio originario del Bangladesh. E' stato recuperato e portato in ospedale insieme al figlio

Ha ucciso la figlia di 3 anni colpendola alla gola con un coltello. Poi ha tentato il suicidio gettandosi in un pozzo. E' accaduto in un piccolo centro della provincia di Arezzo. Sul posto i carabinieri insieme al 118. In casa dei vicini è stato trovato il fratellino più grande di 12 anni, a sua volta ferito ma in maniera lieve proprio perché era riuscito a fuggire e a ripararsi presso dei vicini. La madre non era in casa durante il raptus del marito, era andata a fare la spesa. L'uomo, un operaio originario del Bangladesh, è stato estratto vivo dal pozzo grazie all'intervento dei vigili del fuoco. 

Tutto è avvenuto in un'abitazione al terzo piano di una palazzina in un quartiere residenziale. A dare l'allarme sarebbe stato un vicino di casa della stessa nazionalità dell'uomo. Il padre della bambina, 39 anni, si è poi buttato in un pozzo vicino all'abitazione e lì è stato tirato fuori dai vigili del fuoco. Si trova ora all'ospedale della Gruccia, in Valdarno, in codice giallo. Portato nello stesso ospedale, sempre in codice giallo, anche il figlio, fratello della bambina uccisa che presenta piccole ferite alla testa e non è in pericolo di vita.


Continua qui

Conte al Senato: "L'app di tracciamento sarà scaricabile su base volontaria"

Il presidente del Consiglio durante l'informativa: "Nella fase 2 continueremo a usare le mascherine". Poi sulle riaperture: "Saranno omogenee e su base nazionale"


"Sono consapevole della necessità di coinvolgere il Parlamento sul Coronavirus". Ha iniziato così, alle 15, la sua informativa al Senato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Il Governo è consapevole della necessità di rafforzare i sistemi di prevenzione - ha proseguito Conte - e il tampone è l'unico strumento certo d identificazione del virus".


L'app "Immuni"

Il premier ha spiegato che il Governo punta al "rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti esistenti e di teleassistenza con l'utilizzo delle nuove tecnologie". In sostanza, per tracciare chi ha già avuto il Coronavirus si userà l'app "Immuni", di cui si è parlato in questi giorni. "Il tracciamento - ha spiegato Conte - è necessario per evitare la diffusione del virus. Ma il suo utilizzo sarà su base volontaria e non ci saranno limitazioni per chi non la scarica". Il presidente del Consiglio ha sciolto i dubbi nati dopo le dichiarazioni della mattinata del commissario straordinario Domenico Arcuri che poi aveva parlato di volontarietà nell'installazione di Immuni sugli smartphone.

Continua qui


Coronavirus, il ministero fa un po' di chiarezza sulla App "Immuni": "Sarà open source e non conserverà i dati"



Coronavirus, le polemiche su Immuni lanciano la app concorrente: boom di download per Sm-Covid-19

Coronavirus a Bergamo: l’azienda compra i test, un dipendente su 5 ha il Covid

L’iniziativa del Gruppo Mazza di Castelli Calepio, che effettua i controlli a proprie spese

Il conto è presto fatto: il costo di ogni test sierologico, 50 euro, moltiplicato per 295 dipendenti, fa un totale di 14.500 euro. Non sarà elegante parlare di cifre, ma con una concretezza tutta industriale si definisce, anche in questo perimetro di spesa affrontato dal patron Giuseppe Mazza, l’intraprendenza e l’attenzione lungimirante che il Gruppo Mazza di Castelli di Calepio (proprietà della famiglia Mazza di Sarnico), nei 4 plant italiani, concentrati soprattutto in Bergamasca, ha messo in campo, fin dal primo giorno nell’emergenza coronavirus. Uno dei tanti investimenti fatti a salvaguardia della salute dei propri lavoratori. Nel pieno rispetto della privacy di ciascun dipendente, queste realtà aziendali attive nel distretto della gomma- plastica (teflon soprattutto) e che non hanno mai interrotto il ciclo produttivo, sanno adesso quanti dei loro lavoratori hanno contratto il virus malefico. Sono una cinquantina, pari ad una percentuale del 18% di casi positivi.
Lo hanno fatto semplicemente acquistando, su segnalazione del medico competente del lavoro Fortunato Custureri, uno stock di test sierologici.È bastata una piccola punzecchiatura al dito di una mano, una goccia di sangue a contatto con un apposito reagente ed ecco il risultato, in alcuni casi un’autentica sorpresa per il diretto interessato, perché nella casistica aziendale, non si era andati oltre alcuni casi di influenza di lavoratori, subito spediti a casa. Anzi, nemmeno fatti entrare dai cancelli. Per non parlare poi di chi non ha proprio manifestato alcun sintomo. L’analisi consente, infatti, di rilevare la presenza di anticorpi al virus e quindi di capire se un individuo ha avuto l’infezione pur non accusandone i sintomi e, dunque, se il suo organismo ha «reagito» all’aggressione esterna.

Continua qui

Coronavirus, un bimbo nato positivo all'ospedale di Aosta

La madre, che risiede nella cintura del capoluogo, ha partorito con febbre a 38°

Il piccolo Leo
E' risultato positivo un bambino nato all'ospedale Beauregard di Aosta da una donna malata di coronavirus. La madre, che risiede nella cintura del capoluogo, ha partorito con febbre a 38°. Al piccolo è stato effettuato il tampone e il risultato è arrivato il giorno dopo la nascita. In ospedale è quindi stata riorganizzata la degenza nei reparti di Ostetricia e Pediatria. 



Investe Gdf a posto di blocco, arrestato

Per sfuggire ai controlli anti coronavirus, sarà processato per direttissima

Per sfuggire ai controlli anti coronavirus ha investito i militari della Guardia di Finanza trascinandoli sull'asfalto per alcuni metri. E' accaduto domenica a Lurate Caccivio (Como). Il conducente, rintracciato a casa, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, omissione di soccorso, lesioni, danneggiamento e sanzionato per aver violato le misure relative all'emergenza sanitaria. I militari feriti sono stati portati in ospedale. 
La pattuglia in servizio per verificare l'osservanza delle misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza da Covid-19, ha intimato l'alt a una vettura con a bordo due giovani italiani che percorreva la statale Varesina. Il conducente ha disatteso l'alt e ha cominciato a fuggire. Ne è nato un inseguimento lungo le vie di Lurate Caccivio, la pattuglia ha superato il veicolo e l'ha bloccato. Il conducente, quando i Finanzieri sono scesi, ha speronato la loro auto e ha ingranato la retromarcia trascinando i militari sull'asfalto per alcuni metri, poi è fuggito. I militari coinvolti sono stati assistiti da un'autoambulanza della SOS di Appiano Gentile e condotti all'ospedale Sant'Anna per essere curati. 

lunedì 20 aprile 2020

Una Montagnier di fuffa

Non basta vincere un premio Nobel per essere immuni alle fesserie sul coronavirus. Un debunking


Pochi giorni orsono, un’intervista rilasciata da un premio Nobel – Luc Montagnier – è andata in onda su un telegiornale nazionale. In questa intervista, si rilanciava l’idea già apparsa a febbraio della traccia nel genoma del nuovo coronavirus di sequenze genetiche derivate dal virus di Hiv. Questa idea rilanciava due delle teorie favorite dai complottisti: che il virus fosse in realtà prodotto di ingegnerizzazione dell’uomo, e che si stessero facendo esperimenti pericolosi e inutili con virus mortali, sfuggiti poi al controllo. Ora io non mi lancerò nel triste riepilogo delle numerose sciocchezze che un premio Nobel come Montagnier ha sostenuto da un po’ di tempo a questa parte, né delle motivazioni per cui lo fa; seguirò in questo il consiglio di chi ha espresso la sua pena per un anziano signore, che sempre più spesso presenta come fatti accertati ipotesi senza alcun fondamento. Mi interessa però rassicurare il lettore circa l’insussistenza delle cose adombrate da Montagnier e delle cosiddette “prove” che avrebbe prodotto in supporto all’idea che il virus sia un prodotto artificiale.

Cominciamo con il primo dei documenti che ha citato, vale a dire un manoscritto di alcuni ricercatori indiani, che ha avuto una brevissima apparizione in Internet prima di sparire, ritirato dagli stessi autori. Montagnier ha dato a intendere che ci fosse qualcosa di losco, ma in realtà il manoscritto è stato pubblicamente demolito, prima di essere ritirato, in maniera assolutamente trasparente. Fra le tante pecche che ne hanno causato l’eliminazione, qui basterà mettere in evidenza quella dimostrata dal prof. Burgio: le parti del genoma del virus che sarebbero state, secondo gli autori, identiche a quelle di Hiv (e dunque la prova della manipolazione, perché in natura l’ibrido non può prodursi), sono in realtà dei brevissimi tratti del genoma del coronavirus, che questo condivide non solo con Hiv, ma con centinaia di altre specie, da ognuno dei regni del vivente

Continua qui


Coronavirus: Giù i malati: è la prima volta. Ma ci sono 454 vittime in più

Coronavirus, il petrolio sotto i 15 dollari al barile, il prezzo della benzina in Italia scende ma con il contagocce

Per il Wti americano è il livello più basso da oltre vent’anni. Altroconsumo: le riduzioni alla pompa non sono proporzionali e non superano mai il 10%

L’accordo raggiunto l’altra settimana dai principali paesi produttori di petrolio (Opec+) non è servito a rilanciare il prezzo del greggio.Il taglio di 9,7 milioni di barili al giorno, infatti, deciso per ridurre l’offerta non è sufficiente a compensare il calo della domanda globale a causa del blocco delle produzioni non essenziali deciso dalla maggior parte degli Stati. Questa mattina il prezzo del barile americano West Texas Intermediate (Wti) è crollato di oltre il 18,7% a 14,84 dollari per unità nei primi scambi asiatici, il livello più basso in oltre 20 anni. Il valore di scambiato del Brent del Mare del Nord è diminuito dell'1,5%, a 27,64 dollari al barile. Il calo del prezzo del greggio ha ricadute anche sul prezzo della benzina anche se in Italia, come mette in evidenza Altroconsumo, per i consumatori i risparmi alla pompa ci sono ma sono molto più contenuti anche se non sono mai «proporzionali a quelle del mercato del greggio» e «non arrivano mai al 10%». 

Ecco cosa fa gonfiare il prezzo della benzina: tutte le accise dal 1935

Il nuovo tracollo del prezzo del petrolio è arrivato un mese dopo il calo del 9 marzo dopo il fallimento dei negoziati tra i paesi produttori che portarono il prezzo del greggio Usa sotto la soglia dei trenta dollari al barile. da Allora la discesa è stata repentina fino ad arrivare sotto i 20 dollari. Il 19 marzo il prezzo del petrolio aveva perso il 50 per cento rispetto ad inizio dell’anno mentre nell’aprile 2019 la quotazione media del barile Wti era intorno ai 60 dollari. Poi l’accordo del 10 aprile ha permesso una lenta risalita ma è evidente che la frenata non è legata solo alla pandemia. Le raffinerie e i depositi sono strapieni. 

Continua qui

Canada, killer vestito da poliziotto fa una strage. "Sedici morti"

Sparatoria in Nuova Scozia: morto anche l'omicida, un odontotecnico 51enne. Tra le vittime, una poliziotta

Montreal (Canada), 20 aprile 2020 - Canada sotto choc per una strage in Nuova Scozia. Un odontotecnico 51enne, vestito da poliziotto, ha ucciso almeno sedici persone nella piccola comunità di Portapique. L'inferno in questo tranquillo angolo del nord America è durata circa 12 ore: è iniziato nella serata canadese di ieri e si è concluso poco prima di mezzogiorno, ora locale, nei pressi di una stazione di servizio 35 chilometri a nord di Halifax.   
L'autore della strage - identificato secondo i media locali come  Gabriel Wortman - è stato ucciso al termine della caccia all'uomo seguita alla sparatoria.Tra le vittime anche una poliziotta.
Non sono ancora chiare le motivazioni che hanno spinto il killer a compiere questa strage. 
Continua qui