mercoledì 16 marzo 2016

Il sindaco vuole vendere il Comune, nel Monferrato scatta la rivolta degli abitanti

I due Comuni verso l’unione per avere i fondi dello Stato. Ma gli abitanti del borgo: il sindaco vuole svenderci


inviato a Camagna (Alessandria) 
 
«Le operazioni di fusioni tra Comuni riescono quando il processo viene costruito con attenzione al consenso. Quando partiamo col versante istituzionale i cittadini poi le rifiutano», dice Giovanni Fosti, docente di economia e management delle amministrazioni pubbliche alla Bocconi. A Camagna, 521 abitanti sulle colline del Monferrato, hanno scelto la seconda strada per fondersi con Casale Monferrato. E i camagnesi, per quanto pochi, non l’hanno presa bene.

Per raccontare questa storia si può parlare delle rivalità di campanile o del paese dell’Unesco (Camagna) che vuole vendersi alla città dell’amianto (Casale). Oppure si può parlare dei soldi. Tanti soldi, che tra poco probabilmente non ci saranno più. Andiamo con ordine. I Comuni italiani sono oltre ottomila. Di questi, 5575 hanno meno di cinquemila abitanti. Con problemi enormi, in tempi di tagli agli enti locali, per far quadrare i conti. C’è una legge che prevede una serie d’incentivi per i Comuni che si fondono o si accorpano a Comuni più grandi. In questo ultimo caso, con un’espressione mutuata dalla finanza, si chiama «fusione per incorporazione». Sono tanti soldi, almeno sulla carta: un bonus pari al 40% dei trasferimenti statali del 2010. Per Casale e Camagna - il cui bilancio ha anche un piccolo avanzo - vorrebbe dire qualche milione di euro. Poi c’è lo sblocco del patto di stabilità e la possibilità di effettuare assunzioni. In Piemonte - dove su 1202 Comuni 1064 hanno meno di 5000 abitanti, ci sono anche gli incentivi regionali.

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