martedì 7 novembre 2017

Ilva, a Genova la Fiom occupa lo stabilimento

Genova - C’è una riflessione che il segretario Bruno Manganaro ripete spesso quando racconta le lotte della Fiom di Genova: «Ci costringono a fare i matti e noi ne faremmo volentieri a meno. L’Ilva di Cornigliano ha la sua storia, i suoi sacrifici già fatti, i suoi posti di lavoro già pagati al risanamento ambientale. L’Accordo di programma è una legge dello Stato italiano. È avvilente essere costretti a fare i matti per ottenere il rispetto di una legge dello Stato».

Erano le 9.20 quando ieri l’assemblea dei circa 400 lavoratori dell’Ilva di Cornigliano ha scelto lo sciopero a oltranza e l’occupazione della fabbrica. In strada sono uscite un centinaio di persone, poche rispetto ai grandi numeri ai quali i cortei dell’acciaio hanno abituato Genova. A Cornigliano la Fiom è la sigla maggioritaria, a differenza di Taranto. La rsu di fabbrica conta 10 delegati Fiom, 6 Fim e 2 Uilm. A Genova il sindacato è spaccato rispetto alla vertenza nazionale con ArcelorMittal: Fim e Uilm partecipano al tavolo nazionale della trattativa, la Fiom ha scelto la strada della lotta dura. Manganaro è un uomo dai modi miti ma testardo come un mulo. Mentre gli operai allestiscono la tenda rossa fuori dalla fabbrica adibita a quartier generale lui ripete: «Invitiamo tutti, cittadini e istituzioni, a venirci a trovare per difendere Genova e l’Accordo di programma». Armando Palombo della rsu precisa: «Se viene annunciato un solo esubero strutturale, l’Accordo di programma, relativamente alle aree in concessione, deve essere ricalibrato con tutti i soggetti interessati».

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