lunedì 15 settembre 2014

Uccisa a colpi d’ascia, l’amica: «Quell’uomo la minacciava»

Genova - Donna all’antica, Barbara, donna di casa. Donna di faccende, di commissioni, nata per badare agli altri, per servire. Talvolta per qualcosa di più di una misera mancia, quasi sempre per ordine esclusivo del cuore. Così era stato per i gattini affidatigli da una ragazzina della zona, che aveva iniziato ad accudire pur avendo giù sulle spalle i suoi quattro cani. Così è stato per l’uomo fortemente indiziato di averla assassinata, Remo Carbone, ospitato per alcuni mesi sotto lo stesso tetto di padre e marito. Una cura che secondo i Carabinieri e chi ha raccolto le ultime frasi di Barbara sarebbe poi stata capace di produrre l’esatto contrario. Minacce, ira, violenza inaudita. «Si era sfogata con me - racconta in paese una ragazzina molto legata alla vittima dell’omicidio di Davagna - mi disse che quando litigavano, lui ultimamente le diceva “stai attenta che ti ammazzo”».

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